Spesso il tema della povertà lo si associa a qualcuno lontano da noi, a qualcuno che vediamo rovistare nei cassonetti o chiedere qualche euro di carità. Innanzitutto è difficile aver chiaro il concetto di povertà, che è un qualcosa di poliedrico, che ha nel versante economico la più visibile delle sue dimensioni, ma che riguarda l'inclusione sociale, le prospettive per il futuro.
A volte si fa anche fatica a voler approfondirne lo studio, forse anche per la paura di scoprire che è un tema che sta colpendo sempre più ampie fasce della popolazione italiana, forse per paura di non sapere come fare ad intervenire, una volta scoperto che il virus si sta diffondendo, che spesso è incurabile...
Un chiaro e abbastanza semplice articolo di lavoce.info parla di come la crisi economica renda sempre più attuale il tema delle condizioni di vita degli italiani. La povertà relativa è essenzialmente una misura della disuguaglianza all'interno della popolazione. La soglia di povertà assoluta, invece, è identificata dal valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali nel contesto sociale di riferimento. In Italia è oggi essenzialmente un problema del Sud.
Ma diventa oggi particolarmente interessante guardare alla "vulnerabilità alla povertà", che misura la povertà di domani. Nel nostro paese potrebbe avere dimensioni drammatiche e va ad interessare soprattutto le periferie delle grandi città anche al nord e le classi medie un tempo ritenute o ritenutesi al riparo di questo virus.
Non sappiamo quando e purtroppo se usciremo dal "tunnel della crisi". Negare o non voler conoscere quale impatto potrà avere un peggioramento o una precaria stabilità del quadro socioeconomico, non serve a nessuno. E' necessario a livello politico, a livello di scelte economiche sia macro che micro, sia nelle grandi che piccole imprese si prenda sempre più a cuore questo problema e gli si dedichi maggiore attenzione, senza lasciare che abbiamo sempre più spazio le associazioni e il "terzo settore" soprattutto nel toppare i buchi lasciati da altri.
«Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.» A. Einstein
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giovedì 2 febbraio 2012
Cosa si sta facendo per combattere la povertà nel nostro Paese?
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giovedì 12 maggio 2011
Ma l'economia deve per forza crescere? Sempre? Ovunque? A che prezzo?
Il tema dei tassi di crescita di un'economia spesso torna di attualita': a senso chiedere alle economie dei vari Paesi di crescere sempre? E' una cosa fattibile? Che costi sociali e economici ha?
Un articolo su Lettera 43 ci offre un intervista e alcuni approfondimenti sul tema. Ad esempio qual è il parametro per decidere la sostenibilità? La risposta di Dal Bosco appare scontata: l’ambiente, le risorse sono finite per definizione. E quindi non possono essere utilizzate per perseguire una crescita infinita. Oltretutto, a cosa serve rincorrere la ricchezza? A cosa serve? L’industrializzazione, lo sviluppo, la crescita servono a ottenere un benessere base, ma non ha senso, secondo l'autore perseguire all'infinito. Quindi è giusto che l’Africa, l’Asia e i posti dove le condizioni di vita sono ancora difficili continuino a spingere sul Prodotto interno lordo, noi no.
Questo tema risulta strettamente connesso con quello della giustizia, della equa distribuzione di ricchezza, della dinamica dei flussi migratori. E' su questi temi che si gioca il futuro nostro e del pianeta. Non basta voler intervenire nell'alzare o abbassare barriere economiche e umane tra popoli e diritti.
Elvio Dal Bosco, per 30 anni funzionario del centro studi della Banca d’Italia, conosce da vicino le dinamiche di creazione della ricchezza e dell’economia mondiale. Ne ha scritto in La leggenda della globalizzazione e L’economia mondiale in trasformazione. Entrambi basati sull'idea che il calcolo della ricchezza nazionale non può dimenticare i danni ambientali e sociali prodotti dall'accelerazione della crescita.
Un articolo su Lettera 43 ci offre un intervista e alcuni approfondimenti sul tema. Ad esempio qual è il parametro per decidere la sostenibilità? La risposta di Dal Bosco appare scontata: l’ambiente, le risorse sono finite per definizione. E quindi non possono essere utilizzate per perseguire una crescita infinita. Oltretutto, a cosa serve rincorrere la ricchezza? A cosa serve? L’industrializzazione, lo sviluppo, la crescita servono a ottenere un benessere base, ma non ha senso, secondo l'autore perseguire all'infinito. Quindi è giusto che l’Africa, l’Asia e i posti dove le condizioni di vita sono ancora difficili continuino a spingere sul Prodotto interno lordo, noi no.Questo tema risulta strettamente connesso con quello della giustizia, della equa distribuzione di ricchezza, della dinamica dei flussi migratori. E' su questi temi che si gioca il futuro nostro e del pianeta. Non basta voler intervenire nell'alzare o abbassare barriere economiche e umane tra popoli e diritti.
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martedì 8 marzo 2011
Dedicato alle donne che non possono festeggiare
Dal magazine sui diritti umani Segnali di Fumo riprendo e vi propongo una seria riflessione nel giorno dedicato alle donne. Un modo per ricordare chi non ha diritto nemmeno a pensare ad un festeggiamento.
Nel mondo occidentale, diciamo per gran parte benestante, lasciamo scivolare via la festa con vuoto autocompiacimento e superficialità, con stanchezza e fastidio o nel migliore dei casi con ironia e amara consapevolezza.
Ma nell’altra parte del mondo (nei rimanenti tre quarti del pianeta) ci sono questioni ben più gravi a cui pensare: sarebbe segno di grande rispetto e consapevolezza tenere a mente che le donne del mondo (moltissime, fuori dalla nostra visuale) non hanno diritto, e quindi accesso, agli strumenti base della sopravvivenza, dell’educazione e della libertà. Non hanno accesso alla terra, che significa sostentamento, denaro e indipendenza economica, non hanno accesso al credito che consente libertà di iniziativa, crescita e riscatto, non hanno accesso all’eredità che si traduce, prima che in risorsa economica, nel riconoscimento tangibile del proprio ruolo e della propria dignità nell’ambito della struttura familiare.
La violenza fa spesso parte della loro esistenza quotidiana come il lavoro, la cura della casa o la crescita dei figli, una condizione ineluttabile o comunque accettabile che il mondo intorno ignora, tollera, giustifica.
Le donne del mondo lavorano duramente, come forse nessun altro, per garantire la sopravvivenza a se stesse e ai figli, eppure la loro immensa fatica non viene riconosciuta, né tantomeno premiata: portano il peso, reale non solo figurato, di una struttura sociale che non le colloca, non le ascolta, non le vede. Non leggono e non scrivono: si tratta dell’esclusione completa e forzata dalle più elementari forme di conoscenza, consapevolezza e partecipazione. Sono tenute distanti dai servizi essenziali, lontane dalla giustizia, dalla sanità, dalla sicurezza, relegate in insediamenti abitativi a dir poco precari, sottoposte a condizioni sanitarie proibitive, vittime di situazioni di guerra o guerriglia logoranti, senza voce, senza diritti, senza riconoscimenti.
Le donne che non festeggiano sono il 70% degli affamati del mondo, il 60% della forza lavoro, il 65% degli analfabeti, lo zoccolo duro del lavoro “informale” e sottopagato, in definitiva una enorme forza invisibile, sfruttata, giuridicamente non riconosciuta, umanamente umiliata nella quotidiana negazione dei diritti elementari che sarebbero di qualunque persona e di qualunque “genere”.
Queste donne chiedono un viso e una voce, attendono una vita più sicura e più degna, che consenta loro, una volta per tutte, di scegliere una vita senza più subire un destino.
In un’ epoca in cui la pretesa sa di arroganza e protervia, in un’era in cui si urla senza aver nulla da dire e si attacca senza aver nulla da difendere, è forse il caso di spegnere le luci di una festa del “genere” e, senza arroganza e senza protervia, ma con lucida, consapevole, legittima convinzione pretendere un nuovo “genere” di dignità.
Nel mondo occidentale, diciamo per gran parte benestante, lasciamo scivolare via la festa con vuoto autocompiacimento e superficialità, con stanchezza e fastidio o nel migliore dei casi con ironia e amara consapevolezza.
Ma nell’altra parte del mondo (nei rimanenti tre quarti del pianeta) ci sono questioni ben più gravi a cui pensare: sarebbe segno di grande rispetto e consapevolezza tenere a mente che le donne del mondo (moltissime, fuori dalla nostra visuale) non hanno diritto, e quindi accesso, agli strumenti base della sopravvivenza, dell’educazione e della libertà. Non hanno accesso alla terra, che significa sostentamento, denaro e indipendenza economica, non hanno accesso al credito che consente libertà di iniziativa, crescita e riscatto, non hanno accesso all’eredità che si traduce, prima che in risorsa economica, nel riconoscimento tangibile del proprio ruolo e della propria dignità nell’ambito della struttura familiare.
La violenza fa spesso parte della loro esistenza quotidiana come il lavoro, la cura della casa o la crescita dei figli, una condizione ineluttabile o comunque accettabile che il mondo intorno ignora, tollera, giustifica.
Le donne del mondo lavorano duramente, come forse nessun altro, per garantire la sopravvivenza a se stesse e ai figli, eppure la loro immensa fatica non viene riconosciuta, né tantomeno premiata: portano il peso, reale non solo figurato, di una struttura sociale che non le colloca, non le ascolta, non le vede. Non leggono e non scrivono: si tratta dell’esclusione completa e forzata dalle più elementari forme di conoscenza, consapevolezza e partecipazione. Sono tenute distanti dai servizi essenziali, lontane dalla giustizia, dalla sanità, dalla sicurezza, relegate in insediamenti abitativi a dir poco precari, sottoposte a condizioni sanitarie proibitive, vittime di situazioni di guerra o guerriglia logoranti, senza voce, senza diritti, senza riconoscimenti.
Le donne che non festeggiano sono il 70% degli affamati del mondo, il 60% della forza lavoro, il 65% degli analfabeti, lo zoccolo duro del lavoro “informale” e sottopagato, in definitiva una enorme forza invisibile, sfruttata, giuridicamente non riconosciuta, umanamente umiliata nella quotidiana negazione dei diritti elementari che sarebbero di qualunque persona e di qualunque “genere”.
Queste donne chiedono un viso e una voce, attendono una vita più sicura e più degna, che consenta loro, una volta per tutte, di scegliere una vita senza più subire un destino.
In un’ epoca in cui la pretesa sa di arroganza e protervia, in un’era in cui si urla senza aver nulla da dire e si attacca senza aver nulla da difendere, è forse il caso di spegnere le luci di una festa del “genere” e, senza arroganza e senza protervia, ma con lucida, consapevole, legittima convinzione pretendere un nuovo “genere” di dignità.
martedì 8 febbraio 2011
Dakar: aperto il World Social Forum 2011, l'Africa protagonista
Ha preso il via domenica con un lungo corteo di oltre 30mila persone per le strade di Dakar il 'World Social Forum 2011' (WSF) che vede radunati fino a venerdì capitale senegalese i rappresentanti dei movimenti sociali di 123 paesi. A dieci anni dalla prima edizione di Porto Alegre in Brasile, anche quest’anno sono infatti numerosi gli incontri e le attività in programma sui diversi temi: dalla crisi economica alla tutela dell’ambiente, dalla cooperazione Sud-Sud e al contributo delle religioni al progresso dell’umanità. Un ruolo di primo piano è riservato proprio all’Africa e alla valorizzazione dell’agricoltura come strumento per uscire dalla crisi economica.
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sabato 8 gennaio 2011
La crisi c'è e lo sanno tutti: come ne uscirà l'Italia?
Dopo averla negata, dopo aver detto di essere ottimisti, dopo aver creduto e sbandierato che l'Italia aveva affrontato al crisi meglio di altri, credo che il premier sia rimasto il solo a crederci o a farcelo credere...
Un articolo de lavoce.info, sito molto interessante e spesso linkato dal mio blog ci fa riflettere che il post-crisi è caratterizzato da uno spostamento dei centri del potere economico verso le grandi economie emergenti e da una disperata ricerca di produttività e competitività nelle grandi economie occidentali.
C'è riuscita la Germania, che pure è stata pesantemente colpita dalla crisi globale. Come? Partendo dal riconoscimento delle difficoltà e con un'azione di politica economica ispirata a una visione chiara e realistica del futuro. Per creare le condizioni istituzionali e strutturali per lo sviluppo delle attività economiche di domani.
Invece in Italia la ripresa dell'economia italiana nel 2010 è stata lenta. Per due ragioni. Alcune aziende guadagnano quote di mercato, ma ce ne sono molte altre che stanno perdendo competitività, il che fa salire le importazioni. E i consumi privati e pubblici sono frenati dal cattivo andamento del mercato del lavoro e dalle politiche di bilancio restrittive. Per un migliore 2011, è cruciale che la crescita diventi un fenomeno più diffuso. Con piccole imprese che crescono e giovani lavoratori che non vengono tenuti ai margini per troppi anni.
Ma in Italia non solo è utopia guardare alla Germania... ormai è utopia anche sperare di vedere il Governo e potrei dire la politica in generale impegnata a discutere di questi temi... l'uscita dal tunnel è lontana.
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sabato 23 ottobre 2010
Ecuador: sfida alle multinazionali per difendere la Terra
Il Goveno dell'Ecuador entra in "guerra" contro le multinazionali del petrolio. L'obiettivo è quello di difendere la terra e la natura del paesesud mericano, dove gli effetti devastanti dell'estrazione del greggio si traducono in inquinamento non solo del sottosuolo ma anche delle acque.
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martedì 19 ottobre 2010
Ambiente e sviluppo dell'Africa
Al forum internazionale per l'ambiente Greenaccord, che dal 13 al 16 ottobre ha portato a Cuneo giornalisti e operatori sociali da tutto il mondo, sono state presentate le storie di Paesi che noi spesso riteniamo poveri e magari meno civili, e che invece riescono a fare qualcosa che a noi ricchi e sviluppati risulta sempre più difficile: accogliere progetti di sviluppo sostenibile e realizzarli senza speculazioni. Una notizia interessante e che fornisce elementi di speranza.
venerdì 15 ottobre 2010
FAO: La Giornata Mondiale dell'Alimentazione
Dal 1981 ogni 16 ottobre si tiene la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, promossa dalla FAO. Purtroppo per almeno un miliardo di persone la crisi economica non è mai passeggera.
lunedì 11 ottobre 2010
Crescita e sviluppo: mio intervento, ospite del blog Mainograz
Questa settimana ho avuto l'onere e il piacere di essere "l'ospite della settimana" sul blog dell'amico Graziano Maino, si parla un po' di economia, sviluppo, ambiente... dai non credo sia nemmeno tanto noioso, fateci un salto. Grazie
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mercoledì 29 settembre 2010
Prolungamento metropolitana - l'Amministrazione brugherese non ha idee
Ieri notte, durante la seduta del consiglio comunale, all'interno della discussione circa l'attuazione del programma da parte del centro destra, una parola (tra le tante) mancava: METROPOLITANA. Nessun accenno nelle relazioni scritte, nessun accenno nella presentazione di sindaco e assessori competenti.
A mia diretta richiesta di spiegazione su cosa la giunta Ronchi stesse portando avanti su questo tema la risposta mi ha profondamente deluso: semplicemente niente, si attende che qualcosa piova dal cielo, che arrivino dei soldi... che forse non arriveranno mai.
Mi chiedo: il centro destra che governa Brugherio, la provincia sia di Monza che di Milano, la Regione, e il Paese, ha a cuore questo progetto? L'operosita' a parole di chi ci governa non stride con questa completa mancanza di idee per risolvere il problema?
A dire il vero un'idea e' emersa: aumentare il pedaggio del casello della tangenziale est di carugate per avere le risorse. Penserete: la solita idea comunista di alzare le tasse... bene la proposta e' del consigliere stampella UDC Raffaele Corbetta (passato dalla minoranza in soccorso a Ronchi che non ha, dopo un anno, i numeri per governare) e sostenuta dal Vicesindaco PDL. Mi ricordo quando la Lega 15 anni fa chiedeva l'abolizione del casello... poi si va a governare e OP! l'idea scompare.
Perche' invece di buttare li' idee che fanno pagare ai cittadini una realizzazione che chi amministra dovrebbe riuscire a garantire con le tasse che paghiamo non si ricorre ad una partnership pubblico/privato? Perche' non coinvolgere banche locali, grandi aziende del territorio (Alcatel e Quartiere delle Torri di Vimercate, STM, la Star e il Centro Colleoni di Agrate, la Candy...) creare una societa' mista con le istituzioni, ognuno mette una percentuale del capitale e i costi sostenuti si recuperano con i biglietti del metro?
A me pare un'idea piu' sensata che aumentare il pedaggio della tangenziale.
A mia diretta richiesta di spiegazione su cosa la giunta Ronchi stesse portando avanti su questo tema la risposta mi ha profondamente deluso: semplicemente niente, si attende che qualcosa piova dal cielo, che arrivino dei soldi... che forse non arriveranno mai.
Mi chiedo: il centro destra che governa Brugherio, la provincia sia di Monza che di Milano, la Regione, e il Paese, ha a cuore questo progetto? L'operosita' a parole di chi ci governa non stride con questa completa mancanza di idee per risolvere il problema?
A dire il vero un'idea e' emersa: aumentare il pedaggio del casello della tangenziale est di carugate per avere le risorse. Penserete: la solita idea comunista di alzare le tasse... bene la proposta e' del consigliere stampella UDC Raffaele Corbetta (passato dalla minoranza in soccorso a Ronchi che non ha, dopo un anno, i numeri per governare) e sostenuta dal Vicesindaco PDL. Mi ricordo quando la Lega 15 anni fa chiedeva l'abolizione del casello... poi si va a governare e OP! l'idea scompare.
Perche' invece di buttare li' idee che fanno pagare ai cittadini una realizzazione che chi amministra dovrebbe riuscire a garantire con le tasse che paghiamo non si ricorre ad una partnership pubblico/privato? Perche' non coinvolgere banche locali, grandi aziende del territorio (Alcatel e Quartiere delle Torri di Vimercate, STM, la Star e il Centro Colleoni di Agrate, la Candy...) creare una societa' mista con le istituzioni, ognuno mette una percentuale del capitale e i costi sostenuti si recuperano con i biglietti del metro?
A me pare un'idea piu' sensata che aumentare il pedaggio della tangenziale.
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