«Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.» A. Einstein

venerdì 24 febbraio 2012

Per il futuro dell’Italia: legare la cultura, l'arte, la ricerca con lo sviluppo e la creazione di occupazione

Un interessante articolo sull’inserto Domenica del Sole 24 Ore ha aperto un interessante dibattito sul rapporto tra cultura e sviluppo (anche economico). In un Paese ricco di storia, di tradizioni, di cultura come il nostro è necessario sfruttare la situazione di crisi per ripensare in maniera profonda il nostro modello di sviluppo, proprio a partire dai punti di forza che nei secoli ci hanno contraddistinto.

La ricerca, la formazione l’attenzione al poliedrico mondo della cultura innescano innovazione e di conseguenza possono portare progresso e sviluppo. Occorre che questa impostazione sia trasversale all’azione di governo sia a livello nazionale che ai livelli più decentrati. La cultura in senso ampio deve essere un “settore” che sappia trainare il Paese, non deve rimanere un argomento di nicchia. Le città devono tornare ad essere laboratori di ricerca e di sperimentazione.

Occorre uno sguardo condiviso che abbracci più discipline e sappia mettere in campo le giuste risorse senza paura e senza sprechi. Soprattutto vanno evitate gelosie, mancanza di cooperazione, clientelismo, vanno risolti i conflitti e creata maggiore collaborazione.

L’articolo di Domenica suggerisce in modo sensato che già dalle scuole primarie è necessario potenziare o reintrodurre lo studio dell’arte e della storia, senza tralasciare quello delle materie scientifiche, ma evitando di vedere fantasiose separazioni tra cultura umanistica e scientifica. Un modo questo per conoscere e difendere il nostro patrimonio e per essere stimolati alla scoperta e all’innovazione.

Il tutto per concludere deve prevedere una corretta e stimolante compartecipazione tra pubblico e privato, con i rispettivi ambiti di intervento, ma con la voglia di preservare e ampliare il patrimonio storico, culturale e scientifico che è nel DNA dell’Italia.

La risposta del Governo non si è fatta attendere: i Ministri Passera (sviluppo economico), Ornaghi (cultura) e Profumo (università) hanno di fatto condiviso il ragionamento e espresso il loro impegno in quanto “Riteniamo meritevole ogni iniziativa che sappia riportare al centro del dibattito pubblico il valore della cultura, della ricerca scientifica, dell'innovazione e dell'educazione a vantaggio del progresso nel nostro Paese.”

Anche da qua si capisce che il nostro Paese ha le potenzialità e la voglia di cambiare.

venerdì 10 febbraio 2012

Africa, ritorno del colonialismo?

Aumenta la pressione commerciale sui terreni agricoli nel Sud del mondo. Negli ultimi dieci anni le terre che sono state di fatto "occupate" da governi o multinazionali estere rappresentano una superficie pari a circa otto volte il territorio della Gran Bretagna. Tale evento avrà secondo gli esperti un notevole impatto sulla filiera globale del cibo, le cui ricadute si rifletteranno tanto sui Paesi africani che sui consumatori finali nel Nord industrializzato. 

La terra disponibile per la coltivazione tende a ridursi, mentre la popolazione mondiale continua a crescere. Purtroppo come spesso capita, il dibattito ha rapidamente assunto connotati ideologici, con opinioni contrastanti tra le diverse parti in causa, da un lato con il miraggio della modernizzazione e dall'emancipazione dal bisogno per il Sud del mondo, tramite l'industrializzazione dell'agricoltura; dall'altro con il termine "land grabbing – letteralmente "accaparramento della terra" – esprime di per sé una connotazione negativa. 

Per i fautori del progetto neo-liberale, il trasferimento di larghi tratti di terra nelle mani di grandi imprenditori, locali o esteri, consentirà di strappare alla povertà milioni di persone nei più remoti angoli del pianeta. I nuovi flussi di investimenti comporterebbero l'aumento della produzione alimentare e la creazione di nuovi posti di lavoro, ponendo così un argine alle perduranti carestie e alla penuria di opportunità economiche nelle campagne. La fede ideologica nel libero mercato si attenua nella prospettiva riformista, che riconosce alcune contraddizioni in tema di sicurezza alimentare e tutela del tessuto sociale, auspicando un maggior interventismo dello Stato per garantire i diritti delle comunità espropriate.
Etiopia - Aprile 2006

Nella prospettiva degli oppositori, le dinamiche che contraddistinguono la corsa all'accaparramento fondiario celano piuttosto la dismissione della dimensione pubblica dello Stato a favore degli interessi del grande capitale, così come l'abrogazione dei diritti conquistati negli ultimi decenni da categorie sociali storicamente discriminate, quali i gruppi nomadi e i piccoli coltivatori. In termini generali, le ricette prospettate spaziano da una ristrutturazione degli accordi di scambio internazionali all'adozione di riforme agrarie redistributive, che spezzino il monopolio dei grandi latifondi e garantiscano l'accesso ai fattori di produzione su un piano di uguaglianza.

Pur se non è possibile trarre conclusioni certe sull'impatto di questi investimenti, visto il breve lasso temporale di osservazione del fenomeno, appaiono delle contraddizioni insite nel fronte neo-liberale dove compaiono allarmi circa l'attenzione sui rischi di speculazione finanziaria e marginalizzazione sociale in quei Paesi, soprattutto in Africa sub-sahariana, che si contraddistinguono per una governance poco trasparente. Anche laddove si registrano benefici economici e occupazionali, questi rimangono spesso retaggio delle elite locali, formali e informali, lasciando alle comunità espropriate le esternalità negative.

Si delinea dunque un quadro che ripercorre, in forme nuove e contingenti, dinamiche già sperimentate nel passato coloniale. Cambiano parzialmente gli attori, oggi riconducibili in buona parte al novero delle cosiddette potenze emergenti (Cina, Russia, Brasile, India, Sud Africa), ma non le inevitabili contraddizioni insite nell'espansione del modello di produzione capitalistico a società spesso prive di quei pesi e contrappesi maturati nel tempo dai sistemi occidentali. 

Come ho avuto modo di capire nel viaggio che feci per tre mesi in Etiopia nel 2006, è opportuno sottolineare come la terra, considerata nella nostra visione alla stregua di una qualunque merce, incorpora in Africa un insieme di valori che travalicano la sola sfera economica: l'espropriazione arbitraria delle risorse naturali può dunque costituire nell'immediato futuro un fattore di destabilizzazione anche politica. Ciò rischia di rafforzare ulteriormente le spinte centrifughe e le rimostranze armate di minoranze etniche, linguistiche e religiose.

giovedì 2 febbraio 2012

Cosa si sta facendo per combattere la povertà nel nostro Paese?

Spesso il tema della povertà lo si associa a qualcuno lontano da noi, a qualcuno che vediamo rovistare nei cassonetti o chiedere qualche euro di carità. Innanzitutto è difficile aver chiaro il concetto di povertà, che è un qualcosa di poliedrico, che ha nel versante economico la più visibile delle sue dimensioni, ma che riguarda l'inclusione sociale, le prospettive per il futuro.

A volte si fa anche fatica a voler approfondirne lo studio, forse anche per la paura di scoprire che è un tema che sta colpendo sempre più ampie fasce della popolazione italiana, forse per paura di non sapere come fare ad intervenire, una volta scoperto che il virus si sta diffondendo, che spesso è incurabile...

Un chiaro e abbastanza semplice articolo di lavoce.info parla di come la crisi economica renda sempre più attuale il tema delle condizioni di vita degli italiani. La povertà relativa è essenzialmente una misura della disuguaglianza all'interno della popolazione. La soglia di povertà assoluta, invece, è identificata dal valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali nel contesto sociale di riferimento. In Italia è oggi essenzialmente un problema del Sud.

Ma diventa oggi particolarmente interessante guardare alla "vulnerabilità alla povertà", che misura la povertà di domani. Nel nostro paese potrebbe avere dimensioni drammatiche e va ad interessare soprattutto le periferie delle grandi città anche al nord e le classi medie un tempo ritenute o ritenutesi al riparo di questo virus.

Non sappiamo quando e purtroppo se usciremo dal "tunnel della crisi". Negare o non voler conoscere quale impatto potrà avere un peggioramento o una precaria stabilità del quadro socioeconomico, non serve a nessuno. E' necessario a livello politico, a livello di scelte economiche sia macro che micro, sia nelle grandi che piccole imprese si prenda sempre più a cuore questo problema e gli si dedichi maggiore attenzione, senza lasciare che abbiamo sempre più spazio le associazioni e il "terzo settore" soprattutto nel toppare i buchi lasciati da altri.

mercoledì 4 gennaio 2012

Le aziende americane lasciano la Cina e tornano a produrre in casa.

Secondo uno studio recente del Boston Consulting Group “Made in America, again: why manufacturing will return to the US” molte aziende USA potrebbero scegliere di lasciare la Cina e tornare a produrre ricambi automobilistici, componenti meccanici, elettronici e informatici in casa. Ciò si deve al fatto che il costo del lavoro nella seconda economia mondiale sta crescendo costantemente ad un tasso del 15/20% annuo e il differenziale di costi di produzione tra USA e CINA, un tempo abissale, potrebbe ridursi “solo” ad un 40% entro il 2015, vanificando di fatto i benefici della delocalizzazione. Rimarrebbero esclusi, per ora, da questo “controesodo” i prodotti tessili e l’abbigliamento.

Tale rinnovata competitività americana frutto in parte anche della crisi che di fatto ha ridotto e a volte annullato la crescita del costo del lavoro e incrementato di conseguenza la produttività USA potrebbe generare tra i due e i tre milioni di nuovi posti di lavoro (compreso l’indotto) e un aumento del PIL fino a 100 miliardi di dollari.

Questo scenario non dovrebbe comunque mettere in difficoltà Pechino, in quanto il sostegno alla crescita dell’economia cinese si sposta dall’esportazione di prodotti ai consumi e alla domanda interna.
In questo scenario di riequilibrio degli assetti globali è necessario che si rafforzino le altre tre importanti aree del pianeta, Europa/Russia, Africa e sud America. Il futuro non solo economico del nostro Mondo è meglio garantito con blocchi politici ed economici stabili. Non solo da due voci “soliste”. Anche di questo dovremmo ragionare, non solo di spread, debito e scaramucce europee…

domenica 25 dicembre 2011

Merry Christmas, Buon Natale, Feliz Navidad

Impegniamoci perchè sia Natale per tutti, sempre. 
We strive to have Christmas for everyone, always.
Nos comprometemos porqué sea Navidad para todos, siempre.




Happy Christmas Kyoko
Happy Christmas Julian
So this is Christmas and what have you done
Another year over and a new one just begun
Ans so this is Christmas I hope you have fun
The near and the dear one the old and the young
A very merry Christmas and a happy New Year
Let's hope it's a good one without any fear
And so this is Christmas for weak and for strong
For rich and the poor ones the world is so wrong
And so happy Christmas for black and for white
For yellow and red ones let's stop all the fight
A very merry Christmas and a happy New Year
Let's hope it's a good one without any fear
And so this is Christmas and what have we done
Another year over and a new one just begun
Ans so this is Christmas I hope you have fun
The near and the dear one the old and the young
A very merry Christmas and a happy New Year
Let's hope it's a good one without any fear
War is over over if you want it
War is over
Now... 
Happy Christmas


Buon Natale Kyoko
Buon Natale Julian
Così questo è il Natale, e cosa hai fatto?
un altro anno è passato ed uno nuovo è appena iniziato
e così questo è il Natale spero che ti diverta
con il più vicino e il più caro col più vecchio e il più giovane
un felice Natale e un meraviglioso anno nuovo
speriamo che sia davvero un buon anno senza alcuna paura.
E così questo è il Natale (la guerra è finita) per i deboli e per i forti (se lo vuoi)
per i ricchi e per i poveri (la guerra è finita) il mondo è così sbagliato (se lo vuoi)
E così buon Natale (la guerra è finita) per i neri e per i bianchi (se lo vuoi)
per i gialli e per i neri (la guerra è finita) fermiamo tutte le guerre (adesso)
Un felice Natale e un meraviglioso anno nuovo
speriamo che sia davvero un buon anno senza alcuna paura
Così questo è il Natale (la guerra è finita) e cosa abbiamo fatto? (se lo vuoi)
un altro anno è passato (la guerra è finita) ed uno nuovo è appena iniziato (se lo vuoi)
e così Buon Natale (la guerra è finita) spero che ti diverta (se lo vuoi)
con il più vicino e il più caro (la guerra è finita)
col più vecchio e il più giovane (adesso)
Un felice Natale e un meraviglioso anno nuovo
speriamo che sia davvero un buon anno senza alcuna paura
la guerra è finita, se lo vuoi
la guerra è finita, adesso
Buon Natale.


Feliz Navidad Kyoko,
Feliz Navidad Julian
Ya es Navidad, y ¿qué has hecho?
otro año se acaba y uno nuevo va a empezar.
Y ya es Navidad, espero que te diviertas,
el que está cerca y el querido, el viejo y el joven.
Y unas muy muy Felices Navidades y un feliz Año Nuevo,
dar esperanza es bueno, sin ningún miedo.
Y ya es Navidad, para los débiles y los fuertes, 
para los ricos y los pobres, es mundo está tan mal repartido.
Y unas Felices Navidades, al negro y al blanco,
al amarillo y a los rojos, que se paren todas las luchas. 
Y unas muy muy Felices Navidades y un feliz Año Nuevo,
dar esperanza es bueno, sin ningún miedo. 
Ya es Navidad, y ¿qué hemos hecho?
otro año se acaba y uno nuevo va a empezar. 
Y ya es Navidad, espero que te diviertas,
el que está cerca y el querido, el viejo y el joven.
Y unas muy muy Felices Navidades y un feliz Año Nuevo, 
dar esperanza es bueno, sin ningún miedo.
La guerra a terminado, si tú lo quieres 
la guerra ha terminado...
Feliz Navidad
(J.Lennon)

lunedì 12 dicembre 2011

Conferenza ONU sul clima: successo o fallimento?

L'28 novembre si è aperta a Durban la Conferenza dell'ONU sui cambiamenti climatici. Ieri si è conclusa con l'Unione europea che ha salutato l'intesa di Durban in modo positivo, come una spinta alla lotta globale contro i cambiamenti climatici. Per molte associazioni ambientaliste, invece, è semplicemente un accordo al ribasso, raggiunto in extremis per non trovarsi a chiudere l'assemblea - come nel 2009 a Copenaghen e nel 2010 a Cancun - con un fallimento sostanziale dei negoziati.

Il quotidiano online indipendente Lettera 43 ci racconta molto bene e in modo sintetico i risultati e i commenti di chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi lo vede mezzo vuoto. Rimane il fatto che mentre siamo tutti preoccupati di economia e finanza, lo siamo troppo poco per quanto riguarda l'aria che respiriamo e il clima che stiamo modificando.

giovedì 8 dicembre 2011

Il Discorso del Cardinal Scola alla Città di Milano: "...dalla crisi si esce solo insieme"

Nella Basilica di Sant’Ambrogio, il cardinale Scola ha tenuto il Discorso alla Città e alla Diocesi, in occasione della celebrazione vigiliare del patrono. Si tratta di un appuntamento tradizionale per la Chiesa e la città di Milano: per il cardinale Scola si è trattato della prima occasione da quando si è insediato sulla Cattedra di Ambrogio.


Su Incrocinews, settimanale della Diocesi milanese un ottimo reportage da conto delle parole del Cardinale partendo dalla riflessione sulla crisi: «Dalla crisi si esce solo insieme, ristabilendo la fiducia vicendevole. E questo perché un approccio individualistico non rende ragione dell’esperienza umana nella sua totalità. Ogni uomo, infatti, è sempre un “io-in-relazione


Molto interessante il passaggio anche sulla politica «La politica, nell’attuale impasse nazionale e nel monco progetto europeo, ha bisogno di una rinnovata responsabilità creativa perché la società non può fare a meno del suo compito di impostazione e di guida».

Il Cardinale Scola si è rivolto poi anche al mondo del lavoro e della imprese: «Occorre che obiettivo primario... sia la rivalutazione della responsabilità personale tanto dei lavoratori quanto degli imprenditori, la creazione di nuovi servizi che favoriscano la crescita professionale e affianchino a percorsi di riqualificazione e formazione un sostegno economico e, infine, la valorizzazione e la creazione di spazi di partecipazione. Perché non riprendere in seria considerazione la proposta che tutti i lavoratori abbiano parte agli utili di impresa?».

Non poteva mancare nel suo discorso "la famiglia", proprio all'inizio dell'anno che vedrà Milano ospitare l'Incontro Internazionale delle famiglie. Per il successore di Sant'Ambrogio la famiglia «ha sostenuto i costi prevalenti del ricambio generazionale: occorre domandarsi fino a quando potrà continuare a farlo e agire, di conseguenza, in favore della famiglia e della crescita demografica attraverso decise e adeguate politiche specifiche».

Vi ricordo che se volete approfondire contenuti e lettura... qua trovate il sito della Diocesi

sabato 3 dicembre 2011

"Ribaltare un'immagine negativa e penalizzante della cooperazione italiana allo sviluppo"

Oggi c'è stata la cerimonia di premiazione del Volontario dell'anno, organizzata dalla FOCSIV, e nella quale è stato premiato Riccardo Giavarini per il suo tenace lavoro in Bolivia con i detenuti, specialmente minorenni, prostitue bambine e indios.

In questa importante occasione è giunto il messaggio del nuovo ministro per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione, professor Andrea Riccardi, vorrei citare solo alcuni passi importanti che denotano un notevole cambio di interesse e di importanza per il settore della cooperazione.


Innanzitutto sul desolante quadro attuale che "dalla metà degli anni Novanta in poi, l'aiuto allo sviluppo dell'Italia è stagnante. Siamo ben lontani dall'obiettivo europeo del 0,5 per cento o di quello dell'ONU dello 0,7 per cento. L'anno scorso abbiamo raggiunto un minimo storico (0,15 per cento del PIL) finendo al penultimo posto nella classifica dei donatori, davanti solo alla Corea. Per il 2012, a legislazione vigente, le previsioni sono di un ulteriore ribasso: soltanto lo 0,12 per cento. Questo è il punto di partenza che ci troviamo ad affrontare sul versante delle risorse" 

Un primo forte messaggio di impegno è che "In questo quadro di crisi, attingere alle radici profonde dell'impegno volontario e della libertà dell'azione cristiana e umana può liberare nuove energie. Se infatti i tagli al bilancio hanno penalizzato l'azione pubblica, non possiamo permetterci, come italiani a vocazione universale, di "tagliare" alcunché del nostro impegno e del nostro legame con il mondo in via di sviluppo, che va ben oltre la valorizzazione di quelle scarse risorse pubbliche che il sistema delle ONG è chiamato è gestire."

Andrea Riccardi
Il Ministro continua poi dicendo che "occorre riflettere seriamente su come rimodulare l'aiuto pubblico allo sviluppo del nostro Paese. Solo in questo modo parole che si sono svuotate di significato (sussidiarietà, complementarietà, sistema-paese), ritroveranno la loro forza. A questo proposito, ritengo che l'istituzione di un Ministero "dedicato" per la cooperazione internazionale e l'integrazione sia un'occasione di maggior impegno anche per tutta la società civile, chiamata a fare un salto di qualità nel senso dell'efficacia, dell'impatto, della trasparenza e della capacità propositiva.


La conclusione deve stimolare tutti coloro che lavorano nel campo del volontariato e della cooperazione internazionale. "Vorrei sottolineare in particolare il capitale di legame con il Sud del mondo, e in particolare con l'Africa, che voi rappresentate, e che valorizzato in ogni modo. C'è bisogno anche di ritrovare, con i partner del Sud, le ragioni della fiducia che alle volte si sono perse per stanchezza, sospetto reciproco, presenza di partner alternativi (i paesi emergenti), nuove ideologie come l'ownership a tutti i costi. C'è bisogno di ritrovare l'alfabeto di un partenariato genuino, nel rispetto reciproco, dove il dialogo costruttivo non deve farci paura. Conto sul vostro contributo attivo di idee e di proposte, anche a livello tecnico per ribaltare un'immagine negativa e penalizzante della cooperazione italiana allo sviluppo, restituendole credibilità, coerenza e soprattutto una missione."

lunedì 28 novembre 2011

Il Clima del nostro pianeta: deve interessare tutti! Io vi suggerisco un libro

Si apre oggi in Sud Africa a Durban, la conferenza Onu sul clima, viene presentata come "l'ultima occasione per salvare il clima". Dopo i sostanziali fallimenti delle conferenze di Copenaghen (2009) e Cancun (2010), da oggi e fino al 9 dicembre si cercherà di trovare una soluzione per evitare che il pianeta vada verso la catastrofiche.
Anche in questa occasione molti dei protagonisti della battaglia climatica non hanno gettato la spugna.


In occasione di questo evento faccio pubblicità ad un libro che ho appena finito di leggere "Prepariamoci" di Luca Mercalli*

Mai tante crisi tutte insieme: clima, ambiente, energia, risorse naturali, cibo, rifiuti, economia. Eppure la minaccia della catastrofe non fa paura a nessuno. Come fare? Ci vuole una nuova intelligenza collettiva. Stop a dibattiti tra politici disinformati o in conflitto d’interessi. Se aspettiamo loro sarà troppo tardi, se ci arrangiamo da soli sarà troppo poco, ma se lavoriamo insieme possiamo davvero cambiare.L’autore racconta il suo percorso verso la resilienza, ovvero la capacità di affrontare serenamente un futuro più incerto, e indica il PROGRAMMA POLITICO che voterebbe. Il cambiamento deve partire dalle nostre case (più coibentate), dalle nostre abitudini, più sane ed economiche (dal consumo d’acqua, ai trasporti, dai rifiuti alle energie rinnovabili, dall’orto all’impegno civile). Oggi non possiamo più aspettarci soluzioni miracolistiche: meglio dunque tenere il cervello sempre acceso, le luci solo quando servono.

*Luca Mercalli, torinese, presiede la Società meteorologica italiana e dirige la rivista “Nimbus”. Ospite fisso della trasmissione Rai3 “Che tempo che fa”, cura per “La Stampa” la rubrica di meteorologia e clima. Vive e lavora in Val di Susa, in una piccola casa con orto, alimentata da energia solare. 
Ci racconta il suo libro e le sue idee, in questo video