«Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.» A. Einstein
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venerdì 10 febbraio 2012

Africa, ritorno del colonialismo?

Aumenta la pressione commerciale sui terreni agricoli nel Sud del mondo. Negli ultimi dieci anni le terre che sono state di fatto "occupate" da governi o multinazionali estere rappresentano una superficie pari a circa otto volte il territorio della Gran Bretagna. Tale evento avrà secondo gli esperti un notevole impatto sulla filiera globale del cibo, le cui ricadute si rifletteranno tanto sui Paesi africani che sui consumatori finali nel Nord industrializzato. 

La terra disponibile per la coltivazione tende a ridursi, mentre la popolazione mondiale continua a crescere. Purtroppo come spesso capita, il dibattito ha rapidamente assunto connotati ideologici, con opinioni contrastanti tra le diverse parti in causa, da un lato con il miraggio della modernizzazione e dall'emancipazione dal bisogno per il Sud del mondo, tramite l'industrializzazione dell'agricoltura; dall'altro con il termine "land grabbing – letteralmente "accaparramento della terra" – esprime di per sé una connotazione negativa. 

Per i fautori del progetto neo-liberale, il trasferimento di larghi tratti di terra nelle mani di grandi imprenditori, locali o esteri, consentirà di strappare alla povertà milioni di persone nei più remoti angoli del pianeta. I nuovi flussi di investimenti comporterebbero l'aumento della produzione alimentare e la creazione di nuovi posti di lavoro, ponendo così un argine alle perduranti carestie e alla penuria di opportunità economiche nelle campagne. La fede ideologica nel libero mercato si attenua nella prospettiva riformista, che riconosce alcune contraddizioni in tema di sicurezza alimentare e tutela del tessuto sociale, auspicando un maggior interventismo dello Stato per garantire i diritti delle comunità espropriate.
Etiopia - Aprile 2006

Nella prospettiva degli oppositori, le dinamiche che contraddistinguono la corsa all'accaparramento fondiario celano piuttosto la dismissione della dimensione pubblica dello Stato a favore degli interessi del grande capitale, così come l'abrogazione dei diritti conquistati negli ultimi decenni da categorie sociali storicamente discriminate, quali i gruppi nomadi e i piccoli coltivatori. In termini generali, le ricette prospettate spaziano da una ristrutturazione degli accordi di scambio internazionali all'adozione di riforme agrarie redistributive, che spezzino il monopolio dei grandi latifondi e garantiscano l'accesso ai fattori di produzione su un piano di uguaglianza.

Pur se non è possibile trarre conclusioni certe sull'impatto di questi investimenti, visto il breve lasso temporale di osservazione del fenomeno, appaiono delle contraddizioni insite nel fronte neo-liberale dove compaiono allarmi circa l'attenzione sui rischi di speculazione finanziaria e marginalizzazione sociale in quei Paesi, soprattutto in Africa sub-sahariana, che si contraddistinguono per una governance poco trasparente. Anche laddove si registrano benefici economici e occupazionali, questi rimangono spesso retaggio delle elite locali, formali e informali, lasciando alle comunità espropriate le esternalità negative.

Si delinea dunque un quadro che ripercorre, in forme nuove e contingenti, dinamiche già sperimentate nel passato coloniale. Cambiano parzialmente gli attori, oggi riconducibili in buona parte al novero delle cosiddette potenze emergenti (Cina, Russia, Brasile, India, Sud Africa), ma non le inevitabili contraddizioni insite nell'espansione del modello di produzione capitalistico a società spesso prive di quei pesi e contrappesi maturati nel tempo dai sistemi occidentali. 

Come ho avuto modo di capire nel viaggio che feci per tre mesi in Etiopia nel 2006, è opportuno sottolineare come la terra, considerata nella nostra visione alla stregua di una qualunque merce, incorpora in Africa un insieme di valori che travalicano la sola sfera economica: l'espropriazione arbitraria delle risorse naturali può dunque costituire nell'immediato futuro un fattore di destabilizzazione anche politica. Ciò rischia di rafforzare ulteriormente le spinte centrifughe e le rimostranze armate di minoranze etniche, linguistiche e religiose.

giovedì 2 febbraio 2012

Cosa si sta facendo per combattere la povertà nel nostro Paese?

Spesso il tema della povertà lo si associa a qualcuno lontano da noi, a qualcuno che vediamo rovistare nei cassonetti o chiedere qualche euro di carità. Innanzitutto è difficile aver chiaro il concetto di povertà, che è un qualcosa di poliedrico, che ha nel versante economico la più visibile delle sue dimensioni, ma che riguarda l'inclusione sociale, le prospettive per il futuro.

A volte si fa anche fatica a voler approfondirne lo studio, forse anche per la paura di scoprire che è un tema che sta colpendo sempre più ampie fasce della popolazione italiana, forse per paura di non sapere come fare ad intervenire, una volta scoperto che il virus si sta diffondendo, che spesso è incurabile...

Un chiaro e abbastanza semplice articolo di lavoce.info parla di come la crisi economica renda sempre più attuale il tema delle condizioni di vita degli italiani. La povertà relativa è essenzialmente una misura della disuguaglianza all'interno della popolazione. La soglia di povertà assoluta, invece, è identificata dal valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali nel contesto sociale di riferimento. In Italia è oggi essenzialmente un problema del Sud.

Ma diventa oggi particolarmente interessante guardare alla "vulnerabilità alla povertà", che misura la povertà di domani. Nel nostro paese potrebbe avere dimensioni drammatiche e va ad interessare soprattutto le periferie delle grandi città anche al nord e le classi medie un tempo ritenute o ritenutesi al riparo di questo virus.

Non sappiamo quando e purtroppo se usciremo dal "tunnel della crisi". Negare o non voler conoscere quale impatto potrà avere un peggioramento o una precaria stabilità del quadro socioeconomico, non serve a nessuno. E' necessario a livello politico, a livello di scelte economiche sia macro che micro, sia nelle grandi che piccole imprese si prenda sempre più a cuore questo problema e gli si dedichi maggiore attenzione, senza lasciare che abbiamo sempre più spazio le associazioni e il "terzo settore" soprattutto nel toppare i buchi lasciati da altri.

venerdì 21 ottobre 2011

"La speculazione affama i poveri"

«Non si era mai verificato nella storia che le società permettessero ad un manipolo di investitori di farla franca rubando il pane alla povera gente. Per l’investitore prezzi crescenti degli alimenti significano denaro, per il povero prezzi crescenti degli alimenti significano fame». Queste sono le parole con le quali Vandana Shiva, fisica indiana e attivista per i diritti dei coltivatori di tutto il mondo, introduce il tema principale della Giornata mondiale dell’alimentazione 2011: la fluttuazione dei prezzi degli alimenti – dalla crisi alla stabilità.

La crisi finanziaria internazionale sembra essersi stretta attorno al mercato delle materie prime in seguito alla crisi della finanza mondiale a partire dal 2007. Continua la Shiva «grandi investitori hanno abbandonato il mercato immobiliare per tuffarsi in quello degli alimenti e della terra, conseguendo così super profitti».

Prorio in questi giorni è partita da Roma la campagna mondiale di sensibilizzazione sugli OGM che prende spunto da un dossier curato da Vandana Shiva, The Gmo Emperor has no clothes. Il rapporto raccoglie centinaia di ricerche, studi ed esperienze sul campo condotte in tutto il mondo da ricercatori e scienziati. Il lavoro è coordinato da Navdanya International, l’associazione fondata dalla stessa Vandana Shiva nel 1991.

Spesso si motiva l'aumento dei prezzi degli alimenti e delle materie prime in generale con la crescita della domanda proveniente dalle economie dei paesi emergenti. Vandana Shiva, non ritiene assolutamente, indiani e cinesi causa di tutti i mali del mondo e sostiene che «Nel 2008, anno in cui i prezzi degli alimenti sono saliti, il consumo di cereali negli USA è aumentato del 12%, a fronte del 2% in India, un aumento pari della produzione. Gran parte dei cereali prodotti non è andata alla gente, ma ad alimentare automobili e sfamare animali. Infatti, in India, durante tutto questo periodo, il consumo pro capite annuo è sceso da 170 a 150 kg, non perché non si coltivava più, ma a causa della volatilità dei prezzi».


“Negli ultimi anni – ha spiegato Vandana Shiva - abbiamo ascoltato sempre più spesso esperienze fallimentari delle colture OGM, mentre dall’altra parte è emersa con sempre più evidenza la capacità dell’agricoltura ecologica di aumentare le produzioni di cibo. Abbiamo perciò deciso di mettere insieme tutto il lavoro prodotto dalla rete mondiale di scienziati, attivisti e comunità locali. Il risultato è chiaro: l’imperatore Ogm non ha vestiti. Le sue promesse sono illusioni”.

Andando sul sito di Navdanya International chi vorrà potrà aderire alla campagna L’imperatore degli Ogm è senza vestiti per pretendere l’etichettatura degli OGM, aiutare a salvare i semi, investire nel futuro sostenendo progetti locali legati al cibo OGM-free e prodotto in maniera sostenibile.
Frenare la speculazione su tali merci e coltivare la terra secondo i principi ecologisti consentirebbe, secondo , di duplicare la produzione alimentare mondiale a cui i piccoli coltivatori contribuiscono per l’80%. Che sia finalmente giunto il momento di invertire la rotta?

lunedì 17 ottobre 2011

La povertà aumenta e i soldi pubblici sono spesi male.

I soldi dei contribuenti per aiutare i più poveri sono spesi male e non raggiungono i risultati sperati, quest la denuncia che giunge dal nuovo rapporto Caritas/Zancan (nel link una sintesi), che mostra come a un anno di distanza dal precedente report "nulla è cambiato".

Le cifre parlano di 8,3 milioni di italiani in condizioni di povertà (dati 2010), pari al 13,8% della popolazione, con un aumento rispetto all'anno precedente, quando erano 7,8 milioni (13,1%). Secondo i dati Istat 2011 - riporta l'indagine - il 2010 ha registrato un lieve incremento nel numero di famiglie in condizioni di povertà: si è passati da 2,657 milioni (10,8%) a 2,734 milioni (11%).

"Gli enti locali continuano a investire tante risorse assistenzialistiche nel contrasto alla povertà, ma con scarsi risultati", spiegano i tecnici secondo i quali il perdurare della condizione di povertà di molte persone e famiglie povere "dimostra che le politiche di contrasto fin qui attuate non sono riuscite a incidere sul fenomeno... anziché continuare a insistere su una strada dimostratasi fallimentare, è ora importante segnare un netto cambiamento di rotta... in Italia - prosegue il rapporto - si continua a percorrere questa strada fallimentare. La maggior spesa pro capite è riservata tutt'oggi ai contributi economici una tantum a integrazione del reddito familiare".

"Il problema - spiega la Caritas - è sempre lo stesso: la prevalente logica emergenziale in base alla quale è preferibile erogare contributi economici piuttosto che attivare servizi. Questo modo di rispondere alla povertà non incentiva l'uscita dal disagio ma, anzi, rischia di rendere cronico il problema. Lo dimostra il fatto che, a fronte dell'aumento di risorse, non si è registrato il corrispettivo calo del numero di italiani poveri".

Per favore potremmo parlare di queste cose? 

mercoledì 5 ottobre 2011

Ecuador / Ultimo. Grazie

Con questo ultimo post volevo concludere le riflessioni sul mio viaggio in Ecuador.

Negli altri tre spazi, avevo espresso le mie riflessioni all'arrivo, avevo raccontato un po’ quel poco che stavo facendo e parlato di tre incontri fatti con persone per me molto speciali. Diciamo che in questo mese sono stato semplicemente un turista utile, ho conosciuto meglio l’Ecuador, e ho cercato di dare una mano. 

Le persone incontrate hanno dato senso a questo viaggio
 

E’ stata veramente una bella esperienza, purtroppo breve. Le persone conosciute, il poco ma intenso lavoro portato avanti, i luoghi bellissimi che hanno fatto da palcoscenico a questo mese… mi hanno fatto pensare più volte “ma chi te lo fa fare di ritornare a casa?”. E non mi passerà tanto facilmente.
L’Ecuador, come tantissimi altri paesi al mondo, ha molte ricchezze (soprattutto naturali), molte potenzialità… ma ahimè anche moltissimi problemi. 

Il terminal dei trasporti terrestri di Quito. Esempio di efficienza e di speranza per il futuro dell'Ecuador
 

In campo economico è necessario utilizzare al meglio le risorse che provengono ad esempio dalle esportazioni di materia prima (cacao, caffè, banane, olio di palma e soprattutto petrolio) per sviluppare un’economia più diversificata (industria, turismo, servizi) e per accrescere le politiche di aiuto per le classi più povere ed emarginate. 

Incontro con alcuni coltivatori di cacao,
una delle risorse pregiate di questo Paese
 

In campo sociale è indispensabile che vengano ridotte le disuguaglianze, che il Paese sia più unito con una migliore ridistribuzione della ricchezza, senza penalizzare le parti più produttive ma senza nemmeno abbandonare a se stesse quelle più povere. Occorre continuare nel miglioramento della sanità pubblica e in generale del ruolo dello Stato a fianco dei cittadini. 

Incontro di coordinamento tra le Istituzioni Politiche, quelle Associative ed ecclesistiche
 

Lo scenario politico ha bisogno di serenità e stabilità. Il socialismo di Rafael Correa se da un lato pare andare nel verso giusto sui temi dello sviluppo e della giustizia sociale dall’altro deve mantenere un profilo democratico e aperto alle relazioni internazionali, soprattutto con la Colombia sui temi dello sviluppo economico e dei diritti umani. Assieme agli altri Stati Sudamericani anche l’Ecuador sta lavorando per creare quell’Unione in stile europeo che permetterebbe di gestire a livello continentale molte politiche e decisioni strategiche non solo economiche. Di certo una grande e interessante sfida.

Lo siento mucho pero el viaje termina aquì… 

La città di Tonsupa, sull'Oceano Pacifico. L'ho detto che ho cercato di fare il turista utile


Concludo ringraziando chi ha “perso” un po’ del suo tempo in viaggio con me attraverso il mio blog. Sono d’accordo con chi pensa che non occorra andare lontano per fare del bene, l’importante è farlo, da turista, da cittadino, da missionario, da volontario… vicino o lontano: di bene non se ne farà mai abbastanza.

Gracias y hasta luego!

venerdì 9 settembre 2011

Diario dall'Ecuador/1. Riflessione all'arrivo.

Quito - Scorcio della Piazza principale e della Cattedrale
Esmeraldas (Ecuador). Mentre sto scrivendo questo mio primo post dal Sudamerica mi sembra di essere un inviato di un giornale. Come già detto nel post precedente mi trovo in Ecuador per un mese, un po’ vacanza e un po’ volontariato. Almeno questo era l’intento alla partenza. Poi arrivato qua, mi sono accorto di essere capitato in una realtà un po’ più dura di quanto mi aspettassi. Ero già stato in Ecuador con amici nel 2003, per aiutare il nostro caro amico Padre Pino… quindi non era tutto nuovo per me, ma in ogni caso la realtà che vi descriverò oggi, nei prossimi post e di persona al mio ritorno è stata ben oltre le aspettative.

Preciso che scriverò delle riflessioni di getto, senza starci troppo a riflettere, spero di poterle commentare con qualche mio lettore, in modo magari da affinare il ragionamento o condividerne la passione.
Iniziamo con ordine. Sono arrivato a Quito sabato 3, ho visitato e dormito nella capitale e il giorno dopo sono partito in pullman alla volta di Esmeraldas nel nord del Paese. Quito è molto bella, con il suoi palazzi in stile coloniale, le Chiese e l’idioma… ci ricorda la Conquista e la dominazione spagnola; poi le persone e i loro visi con tratti andini, occidentali, africani… ci ricordano che la storia del mondo è sempre stata decisamente complicata…
Uscendo dalla città e arrivando dopo 6 ore a Esmeraldas ci si trova subito a fare altre riflessioni, ci si imbatte nella povertà, a volte dignitosa, a volte proprio estrema e non puoi non chiederti, ma come è possibile, nel 2011? Sono anni, decenni, che si parla di aiuto allo sviluppo, di povertà, di migliore distribuzione delle risorse, di Obiettivi dell’ONU per il 2015… forse a questi Ecuadoriani (non Ecuadoregni por favor) non hanno detto che tra poco staranno meglio. Non ci siamo.
Esmeraldas - Quartiere periferico
Non ci siamo, noi in alcune case nelle quali sono stato in questi giorni non alleveremmo nemmeno le galline. Certo è questione di cultura, di possibilità, di sviluppo economico, di storia, di secoli… di destino forse… Ma la sensazione di essere preso (scusate) per il culo da chi detta le ricette per il futuro del mondo, socialisti, liberisti, teorici e nobel vari, mi è venuta.

Premetto che non sono uno studioso, che non vivo sempre in queste realtà, che sono di certo poco rispettoso di tante idee e teorie varie e forse anche del popolo ecuadoriano, ma io da turista del “mondo che ce l’ha fatta” provo vergogna. Gli diamo qualche euro per le banane che poi ci vendono a 20 volte tanto, gli diamo qualcosa per il petrolio che fa andare avanti le nostre economie… certo l’Ecuador vive di queste entrate ma sono le multinazionali del mondo ricco a fare il bottino… in cambio di inquinamento dell’aria e dei mari, distruzione delle foreste per gli oleodotti (qua vicino c’è una delle raffinerie più grandi del Sudamerica, che da lavoro, sì…, ma con che salari e con quali ricadute sanitarie e ambientali per la gente? Molto del cacao che abbiamo nelle nostre cucine arriva dall’Ecuador, ma il prezzo lo decide la Nestlè (e altri multinazionali), mica il contadino che ha il campo e la materia prima…

I problemi enormi di questo piccolo Paese, sono l’enorme concentrazione di ricchezza nelle mani di poche famiglie, redditi bassissimi per la gran parte della popolazione, problemi legati alla salute, all’igiene e all’alimentazione, grande diffusione della criminalità, e sono tutte cose che difficilmente si possano migliorare.
In visita con l'Organizzazione OVCI
in una delle case dove vive un assistito

In questi giorni ho avuto occasione di visitare molte famiglie, un po’ all’interno del progetto portato avanti da OVCI e dal Governo Ecuadoriano, un po’ per distribuire dei viveri del World Food Program dell’ONU (www.wfp.org). Sono stati incontri a volte sereni e belli, a volte veramente difficili per quello che si vede.
Noi apparteniamo al mondo che a partire dai Greci e dai Romani ha dettato legge nel Mondo, prima erano stati i Babilonesi, poi gli Egiziani… Ecco e se fossimo nati dalla parte sbagliata? Io solo per il fatto di essere nato a Monza, già sono sulla scialuppa di salvataggio del Titanic e se prendo il morbillo devo solo stare a casa dall’asilo… se il morbillo lo prendi qua spesso non lo potrai raccontare da grande.

Il dubbio allora ti viene… ma che ci stanno a fare la cooperazione internazionale e le ONG? Che fa l’UNICEF e l’ONU? Che fanno i Governi che dicono di aiutare i Paese del “Terzo Mondo”? E quelli che dicono “aiutiamoli a casa loro!” E quando fanno anche tanto, come l’Organismo OVCI (www.ovci.org) che mi ospita… serve? O si sta scopando il mare? Servo io qua, o vengo solo per fare il figo quando torno? Per mettere le foto su facebook®? Per sentirmi fare i complimenti?

Con alcune Operatrici nella cittadina
di Roqafuerte, a 1,5 ore da Esmeraldas
In parte si, dico la verità, sono poco umile e infatti sul mio blog sto raccontando questa storia. Dirò di più, sono qua addirittura per arricchirmi. Si perchè vedere tanti ecuadoriani, che avendo quasi niente, si danno fare per il vicino di casa, magari per aiutare una ragazza di 14 anni che dopo il secondo parto e un’infermità mentale… diciamo che fatica, o per andare a trovare un vecchio o un bambino che distano dalla città e che hanno bisogno, o per assistere famiglie in estrema difficoltà… ti arricchisce. Punto.

Ogni tanto leggiamo di statistiche che parlano di milioni di persone che escono dalla “soglia della povertà”, di un mondo che sta meglio, sia in campo economico che sanitario… non so, le statistiche avranno anche parti di verità e poi devono riassumere… ma quello che sto vedendo in questi giorni mi lascia con molti dubbi. Dire che non è povero chi è sopra la soglia di un reddito giornaliero di 2$ (dato preso come punto di riferimento da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale) direi che è un po’ pochino per un paese dove ti servono almeno 5$ al giorno per mangiare. E se hai dei figli? E se devi risparmiare soldi per altre cose? Forse i poveri nel mondo sono un po’ sottostimati… forse. Ma non sta bene dirlo. E allora non diciamolo, poi però non stupiamoci se milioni di essere umani lasciano le loro terre, le loro radici, e vengono a cercare fortuna e un futuro migliore a Brugherio… non stupiamoci, tutto qua.

E’ vero che anche in Italia per molti la situazione soprattutto economica e sociale si sta facendo pesante…, la cosa che veramente mi fa agitare in queste notti è che le cause sono le stesse. Non abbiamo capito niente, e continuiamo a non capire. Parliamo sempre e solo di crescita, di consumare di più, di creare più ricchezza, mai di DISTRIBUIRLA MEGLIO! Questo non è socialismo (il Presidente dell’Ecuador Correa mi perdonerà…) E’ GIUSTIZIA! E questo vale sia per i paesi poveri che per quelli ricchi.


Esmeraldas - Una delle spiagge della zona turistica, esempio
della concentrazione estrema della ricchezza in questo Paese
Scusatemi ancora se vi sono parso un po' troppo predicatore... nel prossimo post prometto di essere meno palloso e vi racconterò cosa ho fatto finora e di come cerco di fare anche il turista in un paese ricco di natura e con dei posti strepitosi.
Grazie per il tempo che mi avete dedicato.

Un abrazo a todos

sabato 2 aprile 2011

Le Guerre servono a far soldi: per chi avesse dei dubbi...

In Costa d’Avorio c'è una guerra civile.

E già questa frase dovrebbe farci venire non dico la pelle d'oca, ma almeno farci dire: ma basta!, non si può fare qualcosa per evitare tutto questo?

Ma no! La guerra serve. Mentre l'Africa brucia la Finanza (almeno una parte) sorride, ecco perchè serve. Sono cinico? Sono il classico pacifistacomunistaterzomondista?

La guerra civile può diventare il trampolino per buona parte degli interessi economici della finanza mondiale. La Costa d'Avorio ad esempio è ricca di diamanti, oro, ma anche di caffè e cacao, di cui è il primo produttore mondiale... il prezzo delle materie prime alimentari ivoriane si è impennato negli ultimi anni. 

Chi sogna e specula su rialzi e ribassi sono i finanzieri alla Gordon Gekko (del primo Wall Street): il 40% dei gestori ritiene l’Africa la scommessa più interessante da fare nel prossimo decennio. Chi è vittima due volte (delle armi e della finanza) è il popolo, la gente, che poi magari arriva a Lampedusa. E che vediamo solo come problema... domandiamoci chi prende i nostri soldi quando beviamo una cioccolata o un caffè... o quando regaliamo un diamante, che "é per sempre" proprio come la guerra.

Per chi vuole approfondire un bell' articolo de Linkiesta aiuta.

domenica 27 febbraio 2011

Piano Nazionale contro la povertà: un'ottima idea delle ACLI

Le Acli hanno elaborato un Piano nazionale contro la povertà. Si tratta di una misura universale a sostegno delle famiglie in povertà assoluta, anche straniere se con residenza valida in Italia. Alle erogazioni monetarie affianca servizi alla persona. Affida ai comuni un ruolo di regia e coinvolge il terzo settore. Nel primo anno bastano 300 milioni per avviare un percorso che può cambiare strutturalmente il welfare italiano. Per approfondire dal sito Lavoce.info clicca qui

giovedì 3 febbraio 2011

Allarme della Fao: record per il prezzo del cibo

"A rischio i paesi poveri che importano". I prezzi degli alimentari a livello globale sono schizzati a un nuovo massimo storico a gennaio per il settimo mese consecutivo. È l’allarme lanciato dalla Fao, che non nasconde la preoccupazione per le conseguenze che gli incrementi potranno avere nei Paesi a più basso reddito costretti ad importare materie prime alimentari. Qui un approfondimento de La Stampa e di Vita

sabato 25 dicembre 2010

Facciamogli sapere che è Natale!

Oggi è Natale, facciamo in modo che gli auguri che di cuore ci scambiamo in questi giorni non risultino ipocriti... Ci sono tante persone nel mondo che oggi 25 Dicembre 2010 NON SANNO CHE E' NATALE! Let them know it's Christmas time. http://www.youtube.com/watch?v=hmpMtf1p86U "And there won't be snow in Africa this Christmastime. The greatest gift they'll get this year is life" E non ci sarà neve in Africa questo Natale. Il più grande regalo che riceveranno quest'annoè la VITA

mercoledì 13 ottobre 2010

Caritas, allarme povertà

Allarmante rapporto della Caritas: i poveri in Italia sarebbero 8,3 milioni e non 7,8 come dice l’Istat, ossia circa 500 mila persone in più (+ 3,7%). Lo stima il decimo rapporto sulla povertà ed esclusione sociale della Caritas Italiana presentato oggi a Roma. Ora, a parte accusare la Caritas di essere di sinistra... chi ci Governa ha in mente di fare qualcosa? Guardando le pagine dei giornali di questi giorni (ma potrei dire anche degli ultimi mesi) non mi pare di vedere iniziative, progetti, sensibilità che vadano verso i problemi della gente... Mah, quando gli elettori si riprenderanno il loro spazio?

venerdì 1 ottobre 2010

Rapporto Caritas - Aumenta la povertà nella Diocesi di Milano

Il Nono rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano è un’indagine sulle situazioni di disagio, di esclusione e di emarginazione incontrate dai centri di ascolto di Caritas Ambrosiana.

Nel 2009 gli utenti dei centri di ascolto sono aumentati del 9%. Diminuiscono i clandestini (-3,7%), crescono gli italiani (+15,7%). Si torna a chiedere cibo e sussidi economici. Si conferma il generale impoverimento delle fasce più deboli della popolazione e, soprattutto, l’allargamento del grave disagio ben oltre la categoria sociale dei vulnerabili cronici. Don Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana: «La crisi ha allargato la fascia dei vulnerabili e trasformato i poveri in miserabili. La politica batta un colpo».

Il campione è costituito da 56 centri di ascolto della diocesi, distribuiti nelle diverse zone pastorali, e dai servizi SAI (Servizio Accoglienza Immigrati), SAM (Servizio Accoglienza Milanese) e SILOE (Servizi Integrati Lavoro, Orientamento, Educazione). Clicca qua per una sintesi approfondita.

venerdì 16 luglio 2010

Italia, otto milioni in povertà

Nonostante la recessione, nell’anno passato la povertà in Italia è rimasta sostanzialmente stabile, ma solo perché a mitigare gli effetti della crisi ci sono state, secondo l’Istat che ieri ha diffuso i dati relativi al 2009, la famiglia e la cassa integrazione: padri e madri hanno sostenuto i giovani che in grande percentuale hanno perso il lavoro per la grave situazione economica, mentre la Cig ha protetto dalla perdita del lavoro i genitori, largamente maggioritari tra i cassaintegrati. La povertà resta comunque una insostenibile condizione per 2milioni e 657mila famiglie, che rappresentano il 10,8% del totale, equivalenti a 7milioni e 810mila individui, ovvero il 13,1% dell’intera popolazione residente nel nostro Paese. Su Avvenire un riassunto dei dati. Anche il 2010 non sara' un anno facile.

mercoledì 21 aprile 2010

Le crisi dimenticate

La “Top Ten” con la lista delle “Crisi Dimenticate” viene pubblicata dal 1998 e si basa sull’azione di MSF sul campo, con l’obiettivo di stimolare un maggiore interesse sulle gravi crisi umanitarie poco o per nulla raccontate dai mezzi d’informazione. Il mandato di MSF, oltre all’azione medico-umanitaria, si caratterizza anche per la testimonianza, per portare cioè le crisi umanitarie sotto gli occhi dell’opinione pubblica. Il nuovo rapporto del 2010 intende spingere i media a porre attenzione su alcuni contesti, che sono fra i più gravi e al contempo fra i più ignorati ed evitare che la sofferenza di milioni di persone cada definitivamente nell’oblio.