«Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.» A. Einstein
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mercoledì 22 giugno 2011
Energia: all'Italia serve una strategia!
Il risultato del referendum ha sancito il no al nucleare, potrei aggiungere che di fatto sia un sì alle energie rinnovabili. Di certo il dibattito di queste settimane ha reso chiaro che nel nostro Paese manchi una visione sul futuro che guidi le grandi scelte energetiche. La riflessione sul ruolo degli incentivi, della ricerca e della produzione delle rinnovabili è attualmente guidata solo dalla necessità di ottemperare agli impegni europei. La Commissione sull’ambiente del parlamento tedesco ha consegnato un rapporto in cui si valuta tecnicamente ed economicamente realizzabile la possibilità di soddisfare tutta la domanda elettrica della Germania con energia verde entro la metà del secolo.
L’Italia è protagonista delle energie verdi: occupiamo il secondo posto al mondo per potenza fotovoltaica installata, 6.300 MW a metà giugno 2011, nell’eolico siamo sesti nella classifica internazionale con 5.800 MW in funzione alla fine dello scorso anno, nelle rinnovabili termiche siamo secondi in Europa con i 2,5 milioni di metri quadrati di solare. Le incredibili scelte / non scelte del nostro Governo hanno rallentato la corsa del fotovoltaico e bloccato quella dell’eolico, ma è sperabile che la normativa recentemente apporvata sul solare e quello previsto nei prossimi mesi per l’eolico e le biomasse diano certezze per una rapida ripresa della crescita.
Sul versante della ricerca e della produzione delle tecnologie siamo invece un po' deboli e soprattutto si nota la mancanza di attenzione verso la creazione di un tessuto produttivo innovativo. Manca del tutto un’azione governativa che indichi priorità per il paese e metta a disposizione risorse adeguate. Sul fronte produttivo/tecnologico operano ormai 800 imprese, ma rimaniamo in forte ritardo se pensiamo ad esempio alla Germania che sulle rinnovabili in pochi anni ha costruito un comparto con 370mila addetti.
Nel comparto fotovoltaico si sono registrate tensioni negli ultimi mesi. Il nuovo decreto penalizza investimenti già avviati nei grandi impianti, ma almeno indica obiettivi di medio periodo, 23mila MW al 2016, e un ragionevole percorso di riduzione degli incentivi, anche con l'obiettivo che la tecnologia possa diffondersi senza incentivi. I tedeschi ritengono che questo possa avvenire nel 2017 e per la stessa data l’Italia prevede di azzerarli:se il costo del solare diverrà tanto inferiore alle bollette elettriche da rendere economicamente appetibili gli investimenti privati.
Ci vorrà una forte regia pubblica per garantire, oltre ovviamente al recupero dei forti ritardi accumulati, anche l’introduzione delle smart grids e la promozione dei sistemi di accumulo. In Italia la sfida delle rinnovabili è affrontabile con maggiori chance rispetto alla Germania, non dovendo uscire dal nucleare, e con la potenza termoelettrica installata è possibile gestire l’intermittenza del sole e del vento, il potenziale del solare è elevato, la nostra rete può più facilmente trasformarsi in smart grid. Ma quello che serve è una discussione seria sulle strategie future a medio e lungo termine. Occorre capire come intendiamo muoverci nei prossimi decenni. La Gran Bretagna ha deciso di tagliare le emissioni climalteranti del 50 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2025. La Germania, prima di Fukushima, si era data l’obbiettivo di soddisfare la metà della domanda elettrica al 2030 con le rinnovabili ed è prevedibile che questo impegno venga innalzato per sopperire alla chiusura di tutte le centrali nucleari.
Insomma, emerge la consapevolezza della necessità di governare la rivoluzione energetica in atto. In Italia dobbiamo valutare gli scenari possibili e agire coerentemente e in tempi rapidi nella trasformazione del nostro quadro energetico. A maggior ragione dopo il referendum. Ne va del futuro del nostro Paese.
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martedì 15 marzo 2011
Nucleare: la ragione deve battere l'emozione
In Germania Angela Merkel, che aveva deciso di prolungare di almeno dieci anni la vita di 17 vecchi impianti tedeschi, sta tornando sui suoi passi. In Svizzera il governo federale sospenderà la procedura per autorizzare tre nuove centrali. Un blocco del nucleare si profila in Belgio e in Polonia, Slovacchia e Repubblica Cèca. Persino in Francia, dove sono in funzione 59 reattori e l’80 per cento dell’elettricità è di origine nucleare, serpeggiano dubbi e imbarazzo. Quanto all’Unione Europea nel suo insieme - ha comunicato il commissario all’energia Gunther Oettinger - intende riesaminare gli standard di sicurezza. In Italia i ministri Prestigiacomo e Alfano hanno già detto che si va avanti: mai cambiare linea sull’onda dell’emotività. L’impressione però è che i ripensamenti di Germania, Svizzera, Belgio, Polonia e altri Paesi avvengano proprio sull’onda della razionalità. Su La Stampa l'articolo completo
mercoledì 2 marzo 2011
Energie rinnovabili. Qui si costruisce il futuro del Paese
Un mare di bugie sugli incentivi e il ruolo pesante della lobby "nucleare" vogliono rallentare lo sviluppo di un settore strategico per la nostra economia. Lo testimonia la situazione del nord Africa, il fabbisogno energetico dell'Italia è un tema attuale e importantissimo. La bozza del decreto in circolazione sui tavoli dell’esecutivo, dice chiaramente che «nel caso di raggiungimento anticipato dell’obiettivo specifico per il solare fotovoltaico, fissato a 8.000 Mw per il 2020, è sospesa l’assegnazione di incentivi per ulteriori produzioni da solare fotovoltaico». Si tratta del punto più controverso del testo, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha assicurato ieri agli operatori che il governo manterrà l’impegno «preso con l’Unione europea del 17 per cento di produzione da fonti rinnovabili», aggiungendo che «non c’è un tetto degli 8.000 Mw. Invece di sostenere un settore che conta 5 volte gli occupati della FIAT, il Governo si mette di traverso. Per approfondire vai qui
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giovedì 24 febbraio 2011
La Libia e l'Italia: il problema non sono (solo) i migranti...
In queste ore di grandissima tensione, l'attenzione di media e opinione pubblica viene puntato sul tema migranti/rifugiati. Ma l’Italia si trova in una situazione critica nei confronti della Libia, almeno per per altri tre motivi. Ce lo racconta un interessante articolo su http://www.lavoce.info/.
Il primo è che il nostro paese, e il suo governo, è il più “colluso” con il regime di Gheddafi. La propagandata amicizia con il colonnello fa sì che i rischi di ritorsione da parte degli insorti nell’eventualità che questi prevalgano sono maggiori. Anche gli attestati di supporto alle legittime rivendicazioni popolari e all’instaurazione di un regime democratico non beneficerebbero di grande credibilità. Tutto questo pone a rischio le relazioni politico-diplomatiche tra i due paesi, la condizione dei nostri concittadini presenti nel paese, le sorti delle nostre imprese e dei loro ingenti investimenti, la gestione dei prevedibili flussi migratori clandestini.
Il secondo motivo riguarda gli interessi economici che intercorrono tra Libia e Italia. La Libia è il primo azionista di Unicredit con il 7,50 per cento del capitale, possiede l’1 per cento di Eni e il 2 per cento di Finmeccanica. Attive in Libia sono alcune nostre grandi imprese, come Eni, Anas, Impregilo, Finmeccanica, Iveco. Nel complesso, l’Italia rappresenta il primo partner commerciale della Libia. L'interscambio tra i due paesi nel primo semestre 2010 è arrivato a circa 6,8 miliardi di euro, con un incremento del 12,53 per cento rispetto all’anno precedente.
Il terzo motivo per cui l’Italia si trova in maggiore difficoltà con la crisi libica è proprio quello energetico. La Libia si colloca infatti rispettivamente al primo e al terzo posto tra i nostri fornitori di petrolio e gas naturale, l’Italia è il primo acquirente del greggio libico e gli idrocarburi rappresentano circa il 99 per cento delle importazioni italiane dalla Libia.
È per tali motivi che in questo momento la cautela è d’obbligo e il fiato sospeso una condizione inevitabile.
Il primo è che il nostro paese, e il suo governo, è il più “colluso” con il regime di Gheddafi. La propagandata amicizia con il colonnello fa sì che i rischi di ritorsione da parte degli insorti nell’eventualità che questi prevalgano sono maggiori. Anche gli attestati di supporto alle legittime rivendicazioni popolari e all’instaurazione di un regime democratico non beneficerebbero di grande credibilità. Tutto questo pone a rischio le relazioni politico-diplomatiche tra i due paesi, la condizione dei nostri concittadini presenti nel paese, le sorti delle nostre imprese e dei loro ingenti investimenti, la gestione dei prevedibili flussi migratori clandestini.
Il secondo motivo riguarda gli interessi economici che intercorrono tra Libia e Italia. La Libia è il primo azionista di Unicredit con il 7,50 per cento del capitale, possiede l’1 per cento di Eni e il 2 per cento di Finmeccanica. Attive in Libia sono alcune nostre grandi imprese, come Eni, Anas, Impregilo, Finmeccanica, Iveco. Nel complesso, l’Italia rappresenta il primo partner commerciale della Libia. L'interscambio tra i due paesi nel primo semestre 2010 è arrivato a circa 6,8 miliardi di euro, con un incremento del 12,53 per cento rispetto all’anno precedente.
Il terzo motivo per cui l’Italia si trova in maggiore difficoltà con la crisi libica è proprio quello energetico. La Libia si colloca infatti rispettivamente al primo e al terzo posto tra i nostri fornitori di petrolio e gas naturale, l’Italia è il primo acquirente del greggio libico e gli idrocarburi rappresentano circa il 99 per cento delle importazioni italiane dalla Libia.
È per tali motivi che in questo momento la cautela è d’obbligo e il fiato sospeso una condizione inevitabile.
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mercoledì 5 gennaio 2011
Spot sul nucleare poco neutrale
In questi giorni sia in TV, che in rete che sui principali giornali ha fatto la sua comparsa lo spot dove nelle vesti di giocatori di scacchi sono rappresentati coppie di persone identiche che si pongono delle domande o fanno delle valutazioni pro o contro il nucleare.
Ma lo sapete chi paga lo spot? Il Governo? L'Unione Europea? Un comitato neutrale? Ma va'... siamo in Italia! Grazie al Fatto Quotidiano veniamo a sapere che la campagna costa 6 milioni di euro ed è pagata dalla lobby delle centrali (in ordine alfabetico Alstom, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, Eon, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Gdf Suez, Sogin, Stratinvest Ru, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse). Il forum per l'informazione obiettiva sul nucleare infine risulta guidato da uomini di Enel e Edf (l'Enel francese).
Buona cosa il confronto, ma a me viene da pensar male quando lo finanzia chi ha solo da guadagnare dal nucleare...
Ma lo sapete chi paga lo spot? Il Governo? L'Unione Europea? Un comitato neutrale? Ma va'... siamo in Italia! Grazie al Fatto Quotidiano veniamo a sapere che la campagna costa 6 milioni di euro ed è pagata dalla lobby delle centrali (in ordine alfabetico Alstom, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, Eon, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Gdf Suez, Sogin, Stratinvest Ru, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse). Il forum per l'informazione obiettiva sul nucleare infine risulta guidato da uomini di Enel e Edf (l'Enel francese).
Buona cosa il confronto, ma a me viene da pensar male quando lo finanzia chi ha solo da guadagnare dal nucleare...
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venerdì 15 ottobre 2010
Fotovoltaico e Nucleare: gli USA fanno i conti
Interessante dato comunicato dalla Duke University e riportato da "Il Fatto Quotidiano": “Il solare fotovoltaico ha raggiunto le alternative a più basso costo all’energia nucleare”, ha affermato il professor John O. Blackburn, docente di economia presso la Duke University e autore dello studio. Ecco la nuova rivoluzione industriale.
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martedì 5 ottobre 2010
Energia rinnovabile, Italia in ritardo
«L'Italia è completamente o quasi dipendente dall'estero per l'approvvigionamento di fonti energetiche. Basta un braccio di ferro tra Mosca e Kiev o un inverno particolarmente freddo o anche una bufera che stronchi un abete facendolo cadere su una linea ad alta tensione che collega la Svizzera e l'Italia per lasciarci "a lume di candela". - scrive l'astrofisica Margherita Hack nella prefazione al libro di Bellacci (già giornalista di Epoca e del Sole24Ore, poi dal 1995 al 2000 responsabile dei rapporti con la stampa di Eni, che da pochi giorni è in libreria con il pamphlet «Italia a lume di candela») – Le conclusioni sul nostro futuro energetico e sulla possibilità di realizzare i piani dell'Unione Europea entro il 2020 sono molto pessimistiche. Infatti entro il 2020 dovremo coprire il 20% del fabbisogno energetico con le energie rinnovabili, migliorare l'efficienza del 20% e tagliare del 20% le emissioni di anidride carbonica. Un'analisi seria delle nostre potenzialità ci dice che saremo costretti a importare energia nucleare da tutti i paesi confinanti, energia eolica da Germania e Danimarca e biocarburanti da vari paesi ... C'è bisogno di ricerca per sviluppare le nuove tecnologie (per le rinnovabili) che stanno dando frutti in Germania, Danimarca e Spagna, mentre l'Italia si è mossa con grande ritardo».
Vi segnalo a proposito un interessante progetto danese. La Danimarca ambisce a raggiungere entro il 2050 la piena indipendenza dai combustibili fossili. L'obiettivo è indicato in un rapporto predisposto dalla Commissione governativa danese sul clima. «Il mio governo studierà le raccomandazioni del rapporto molto da vicino, e presenterà un percorso con una data per liberarci dai combustibili fossili», ha dichiarato il primo ministro danese Lars Rasmussen. «Saremo uno dei primi Paesi al mondo. Un piano per una transizione come questa toccherà ogni settore della società, e implicherà scelte molto difficili».
Di certo occorre ragionare sul tema energetico, ad esempio anche sul nucleare... l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che raccoglie i 30 Paesi maggiormente industrializzati, in un intervento pubblicato sull’OECD Observer Luis Echavarri, presidente dell’Agenzia nucleare dell’OCSE, ha dichiarato che: «È arrivato il momento di riconoscere il valore dell’energia nucleare per la riduzione delle emissioni di gas serra nel quadro legale e istituzionale da sviluppare a Copenaghen e oltre». Ragioniamoci senza ideologie, per il bene del Pianeta, per il bene di tutti.
Per saperne di piu' sulle energie rinnovabili, consulta i link alla destra del blog oppure, piu' semplicemente vai a http://it.wikipedia.org/wiki/Energie_rinnovabili
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lunedì 5 aprile 2010
Energia e priorità governative
Dopo che il Governo e gli alleati avranno deciso come occuparsi delle tasse, nel paese con la più alta % di evasione fiscale, di federalismo, annunciato da almeno 4 o 5 anni come un dato di fatto, di giustizia per sistemare gli ovvi problemi che tutti noi abbiamo con giudici e intercettazioni... si accorgeranno di come si stanno muovendo gli altri paesi? su temi ad esempio come l'energia?
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