«Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.» A. Einstein

venerdì 24 febbraio 2012

Per il futuro dell’Italia: legare la cultura, l'arte, la ricerca con lo sviluppo e la creazione di occupazione

Un interessante articolo sull’inserto Domenica del Sole 24 Ore ha aperto un interessante dibattito sul rapporto tra cultura e sviluppo (anche economico). In un Paese ricco di storia, di tradizioni, di cultura come il nostro è necessario sfruttare la situazione di crisi per ripensare in maniera profonda il nostro modello di sviluppo, proprio a partire dai punti di forza che nei secoli ci hanno contraddistinto.

La ricerca, la formazione l’attenzione al poliedrico mondo della cultura innescano innovazione e di conseguenza possono portare progresso e sviluppo. Occorre che questa impostazione sia trasversale all’azione di governo sia a livello nazionale che ai livelli più decentrati. La cultura in senso ampio deve essere un “settore” che sappia trainare il Paese, non deve rimanere un argomento di nicchia. Le città devono tornare ad essere laboratori di ricerca e di sperimentazione.

Occorre uno sguardo condiviso che abbracci più discipline e sappia mettere in campo le giuste risorse senza paura e senza sprechi. Soprattutto vanno evitate gelosie, mancanza di cooperazione, clientelismo, vanno risolti i conflitti e creata maggiore collaborazione.

L’articolo di Domenica suggerisce in modo sensato che già dalle scuole primarie è necessario potenziare o reintrodurre lo studio dell’arte e della storia, senza tralasciare quello delle materie scientifiche, ma evitando di vedere fantasiose separazioni tra cultura umanistica e scientifica. Un modo questo per conoscere e difendere il nostro patrimonio e per essere stimolati alla scoperta e all’innovazione.

Il tutto per concludere deve prevedere una corretta e stimolante compartecipazione tra pubblico e privato, con i rispettivi ambiti di intervento, ma con la voglia di preservare e ampliare il patrimonio storico, culturale e scientifico che è nel DNA dell’Italia.

La risposta del Governo non si è fatta attendere: i Ministri Passera (sviluppo economico), Ornaghi (cultura) e Profumo (università) hanno di fatto condiviso il ragionamento e espresso il loro impegno in quanto “Riteniamo meritevole ogni iniziativa che sappia riportare al centro del dibattito pubblico il valore della cultura, della ricerca scientifica, dell'innovazione e dell'educazione a vantaggio del progresso nel nostro Paese.”

Anche da qua si capisce che il nostro Paese ha le potenzialità e la voglia di cambiare.

venerdì 10 febbraio 2012

Africa, ritorno del colonialismo?

Aumenta la pressione commerciale sui terreni agricoli nel Sud del mondo. Negli ultimi dieci anni le terre che sono state di fatto "occupate" da governi o multinazionali estere rappresentano una superficie pari a circa otto volte il territorio della Gran Bretagna. Tale evento avrà secondo gli esperti un notevole impatto sulla filiera globale del cibo, le cui ricadute si rifletteranno tanto sui Paesi africani che sui consumatori finali nel Nord industrializzato. 

La terra disponibile per la coltivazione tende a ridursi, mentre la popolazione mondiale continua a crescere. Purtroppo come spesso capita, il dibattito ha rapidamente assunto connotati ideologici, con opinioni contrastanti tra le diverse parti in causa, da un lato con il miraggio della modernizzazione e dall'emancipazione dal bisogno per il Sud del mondo, tramite l'industrializzazione dell'agricoltura; dall'altro con il termine "land grabbing – letteralmente "accaparramento della terra" – esprime di per sé una connotazione negativa. 

Per i fautori del progetto neo-liberale, il trasferimento di larghi tratti di terra nelle mani di grandi imprenditori, locali o esteri, consentirà di strappare alla povertà milioni di persone nei più remoti angoli del pianeta. I nuovi flussi di investimenti comporterebbero l'aumento della produzione alimentare e la creazione di nuovi posti di lavoro, ponendo così un argine alle perduranti carestie e alla penuria di opportunità economiche nelle campagne. La fede ideologica nel libero mercato si attenua nella prospettiva riformista, che riconosce alcune contraddizioni in tema di sicurezza alimentare e tutela del tessuto sociale, auspicando un maggior interventismo dello Stato per garantire i diritti delle comunità espropriate.
Etiopia - Aprile 2006

Nella prospettiva degli oppositori, le dinamiche che contraddistinguono la corsa all'accaparramento fondiario celano piuttosto la dismissione della dimensione pubblica dello Stato a favore degli interessi del grande capitale, così come l'abrogazione dei diritti conquistati negli ultimi decenni da categorie sociali storicamente discriminate, quali i gruppi nomadi e i piccoli coltivatori. In termini generali, le ricette prospettate spaziano da una ristrutturazione degli accordi di scambio internazionali all'adozione di riforme agrarie redistributive, che spezzino il monopolio dei grandi latifondi e garantiscano l'accesso ai fattori di produzione su un piano di uguaglianza.

Pur se non è possibile trarre conclusioni certe sull'impatto di questi investimenti, visto il breve lasso temporale di osservazione del fenomeno, appaiono delle contraddizioni insite nel fronte neo-liberale dove compaiono allarmi circa l'attenzione sui rischi di speculazione finanziaria e marginalizzazione sociale in quei Paesi, soprattutto in Africa sub-sahariana, che si contraddistinguono per una governance poco trasparente. Anche laddove si registrano benefici economici e occupazionali, questi rimangono spesso retaggio delle elite locali, formali e informali, lasciando alle comunità espropriate le esternalità negative.

Si delinea dunque un quadro che ripercorre, in forme nuove e contingenti, dinamiche già sperimentate nel passato coloniale. Cambiano parzialmente gli attori, oggi riconducibili in buona parte al novero delle cosiddette potenze emergenti (Cina, Russia, Brasile, India, Sud Africa), ma non le inevitabili contraddizioni insite nell'espansione del modello di produzione capitalistico a società spesso prive di quei pesi e contrappesi maturati nel tempo dai sistemi occidentali. 

Come ho avuto modo di capire nel viaggio che feci per tre mesi in Etiopia nel 2006, è opportuno sottolineare come la terra, considerata nella nostra visione alla stregua di una qualunque merce, incorpora in Africa un insieme di valori che travalicano la sola sfera economica: l'espropriazione arbitraria delle risorse naturali può dunque costituire nell'immediato futuro un fattore di destabilizzazione anche politica. Ciò rischia di rafforzare ulteriormente le spinte centrifughe e le rimostranze armate di minoranze etniche, linguistiche e religiose.

giovedì 2 febbraio 2012

Cosa si sta facendo per combattere la povertà nel nostro Paese?

Spesso il tema della povertà lo si associa a qualcuno lontano da noi, a qualcuno che vediamo rovistare nei cassonetti o chiedere qualche euro di carità. Innanzitutto è difficile aver chiaro il concetto di povertà, che è un qualcosa di poliedrico, che ha nel versante economico la più visibile delle sue dimensioni, ma che riguarda l'inclusione sociale, le prospettive per il futuro.

A volte si fa anche fatica a voler approfondirne lo studio, forse anche per la paura di scoprire che è un tema che sta colpendo sempre più ampie fasce della popolazione italiana, forse per paura di non sapere come fare ad intervenire, una volta scoperto che il virus si sta diffondendo, che spesso è incurabile...

Un chiaro e abbastanza semplice articolo di lavoce.info parla di come la crisi economica renda sempre più attuale il tema delle condizioni di vita degli italiani. La povertà relativa è essenzialmente una misura della disuguaglianza all'interno della popolazione. La soglia di povertà assoluta, invece, è identificata dal valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali nel contesto sociale di riferimento. In Italia è oggi essenzialmente un problema del Sud.

Ma diventa oggi particolarmente interessante guardare alla "vulnerabilità alla povertà", che misura la povertà di domani. Nel nostro paese potrebbe avere dimensioni drammatiche e va ad interessare soprattutto le periferie delle grandi città anche al nord e le classi medie un tempo ritenute o ritenutesi al riparo di questo virus.

Non sappiamo quando e purtroppo se usciremo dal "tunnel della crisi". Negare o non voler conoscere quale impatto potrà avere un peggioramento o una precaria stabilità del quadro socioeconomico, non serve a nessuno. E' necessario a livello politico, a livello di scelte economiche sia macro che micro, sia nelle grandi che piccole imprese si prenda sempre più a cuore questo problema e gli si dedichi maggiore attenzione, senza lasciare che abbiamo sempre più spazio le associazioni e il "terzo settore" soprattutto nel toppare i buchi lasciati da altri.

mercoledì 4 gennaio 2012

Le aziende americane lasciano la Cina e tornano a produrre in casa.

Secondo uno studio recente del Boston Consulting Group “Made in America, again: why manufacturing will return to the US” molte aziende USA potrebbero scegliere di lasciare la Cina e tornare a produrre ricambi automobilistici, componenti meccanici, elettronici e informatici in casa. Ciò si deve al fatto che il costo del lavoro nella seconda economia mondiale sta crescendo costantemente ad un tasso del 15/20% annuo e il differenziale di costi di produzione tra USA e CINA, un tempo abissale, potrebbe ridursi “solo” ad un 40% entro il 2015, vanificando di fatto i benefici della delocalizzazione. Rimarrebbero esclusi, per ora, da questo “controesodo” i prodotti tessili e l’abbigliamento.

Tale rinnovata competitività americana frutto in parte anche della crisi che di fatto ha ridotto e a volte annullato la crescita del costo del lavoro e incrementato di conseguenza la produttività USA potrebbe generare tra i due e i tre milioni di nuovi posti di lavoro (compreso l’indotto) e un aumento del PIL fino a 100 miliardi di dollari.

Questo scenario non dovrebbe comunque mettere in difficoltà Pechino, in quanto il sostegno alla crescita dell’economia cinese si sposta dall’esportazione di prodotti ai consumi e alla domanda interna.
In questo scenario di riequilibrio degli assetti globali è necessario che si rafforzino le altre tre importanti aree del pianeta, Europa/Russia, Africa e sud America. Il futuro non solo economico del nostro Mondo è meglio garantito con blocchi politici ed economici stabili. Non solo da due voci “soliste”. Anche di questo dovremmo ragionare, non solo di spread, debito e scaramucce europee…

domenica 25 dicembre 2011

Merry Christmas, Buon Natale, Feliz Navidad

Impegniamoci perchè sia Natale per tutti, sempre. 
We strive to have Christmas for everyone, always.
Nos comprometemos porqué sea Navidad para todos, siempre.




Happy Christmas Kyoko
Happy Christmas Julian
So this is Christmas and what have you done
Another year over and a new one just begun
Ans so this is Christmas I hope you have fun
The near and the dear one the old and the young
A very merry Christmas and a happy New Year
Let's hope it's a good one without any fear
And so this is Christmas for weak and for strong
For rich and the poor ones the world is so wrong
And so happy Christmas for black and for white
For yellow and red ones let's stop all the fight
A very merry Christmas and a happy New Year
Let's hope it's a good one without any fear
And so this is Christmas and what have we done
Another year over and a new one just begun
Ans so this is Christmas I hope you have fun
The near and the dear one the old and the young
A very merry Christmas and a happy New Year
Let's hope it's a good one without any fear
War is over over if you want it
War is over
Now... 
Happy Christmas


Buon Natale Kyoko
Buon Natale Julian
Così questo è il Natale, e cosa hai fatto?
un altro anno è passato ed uno nuovo è appena iniziato
e così questo è il Natale spero che ti diverta
con il più vicino e il più caro col più vecchio e il più giovane
un felice Natale e un meraviglioso anno nuovo
speriamo che sia davvero un buon anno senza alcuna paura.
E così questo è il Natale (la guerra è finita) per i deboli e per i forti (se lo vuoi)
per i ricchi e per i poveri (la guerra è finita) il mondo è così sbagliato (se lo vuoi)
E così buon Natale (la guerra è finita) per i neri e per i bianchi (se lo vuoi)
per i gialli e per i neri (la guerra è finita) fermiamo tutte le guerre (adesso)
Un felice Natale e un meraviglioso anno nuovo
speriamo che sia davvero un buon anno senza alcuna paura
Così questo è il Natale (la guerra è finita) e cosa abbiamo fatto? (se lo vuoi)
un altro anno è passato (la guerra è finita) ed uno nuovo è appena iniziato (se lo vuoi)
e così Buon Natale (la guerra è finita) spero che ti diverta (se lo vuoi)
con il più vicino e il più caro (la guerra è finita)
col più vecchio e il più giovane (adesso)
Un felice Natale e un meraviglioso anno nuovo
speriamo che sia davvero un buon anno senza alcuna paura
la guerra è finita, se lo vuoi
la guerra è finita, adesso
Buon Natale.


Feliz Navidad Kyoko,
Feliz Navidad Julian
Ya es Navidad, y ¿qué has hecho?
otro año se acaba y uno nuevo va a empezar.
Y ya es Navidad, espero que te diviertas,
el que está cerca y el querido, el viejo y el joven.
Y unas muy muy Felices Navidades y un feliz Año Nuevo,
dar esperanza es bueno, sin ningún miedo.
Y ya es Navidad, para los débiles y los fuertes, 
para los ricos y los pobres, es mundo está tan mal repartido.
Y unas Felices Navidades, al negro y al blanco,
al amarillo y a los rojos, que se paren todas las luchas. 
Y unas muy muy Felices Navidades y un feliz Año Nuevo,
dar esperanza es bueno, sin ningún miedo. 
Ya es Navidad, y ¿qué hemos hecho?
otro año se acaba y uno nuevo va a empezar. 
Y ya es Navidad, espero que te diviertas,
el que está cerca y el querido, el viejo y el joven.
Y unas muy muy Felices Navidades y un feliz Año Nuevo, 
dar esperanza es bueno, sin ningún miedo.
La guerra a terminado, si tú lo quieres 
la guerra ha terminado...
Feliz Navidad
(J.Lennon)

lunedì 12 dicembre 2011

Conferenza ONU sul clima: successo o fallimento?

L'28 novembre si è aperta a Durban la Conferenza dell'ONU sui cambiamenti climatici. Ieri si è conclusa con l'Unione europea che ha salutato l'intesa di Durban in modo positivo, come una spinta alla lotta globale contro i cambiamenti climatici. Per molte associazioni ambientaliste, invece, è semplicemente un accordo al ribasso, raggiunto in extremis per non trovarsi a chiudere l'assemblea - come nel 2009 a Copenaghen e nel 2010 a Cancun - con un fallimento sostanziale dei negoziati.

Il quotidiano online indipendente Lettera 43 ci racconta molto bene e in modo sintetico i risultati e i commenti di chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi lo vede mezzo vuoto. Rimane il fatto che mentre siamo tutti preoccupati di economia e finanza, lo siamo troppo poco per quanto riguarda l'aria che respiriamo e il clima che stiamo modificando.

giovedì 8 dicembre 2011

Il Discorso del Cardinal Scola alla Città di Milano: "...dalla crisi si esce solo insieme"

Nella Basilica di Sant’Ambrogio, il cardinale Scola ha tenuto il Discorso alla Città e alla Diocesi, in occasione della celebrazione vigiliare del patrono. Si tratta di un appuntamento tradizionale per la Chiesa e la città di Milano: per il cardinale Scola si è trattato della prima occasione da quando si è insediato sulla Cattedra di Ambrogio.


Su Incrocinews, settimanale della Diocesi milanese un ottimo reportage da conto delle parole del Cardinale partendo dalla riflessione sulla crisi: «Dalla crisi si esce solo insieme, ristabilendo la fiducia vicendevole. E questo perché un approccio individualistico non rende ragione dell’esperienza umana nella sua totalità. Ogni uomo, infatti, è sempre un “io-in-relazione


Molto interessante il passaggio anche sulla politica «La politica, nell’attuale impasse nazionale e nel monco progetto europeo, ha bisogno di una rinnovata responsabilità creativa perché la società non può fare a meno del suo compito di impostazione e di guida».

Il Cardinale Scola si è rivolto poi anche al mondo del lavoro e della imprese: «Occorre che obiettivo primario... sia la rivalutazione della responsabilità personale tanto dei lavoratori quanto degli imprenditori, la creazione di nuovi servizi che favoriscano la crescita professionale e affianchino a percorsi di riqualificazione e formazione un sostegno economico e, infine, la valorizzazione e la creazione di spazi di partecipazione. Perché non riprendere in seria considerazione la proposta che tutti i lavoratori abbiano parte agli utili di impresa?».

Non poteva mancare nel suo discorso "la famiglia", proprio all'inizio dell'anno che vedrà Milano ospitare l'Incontro Internazionale delle famiglie. Per il successore di Sant'Ambrogio la famiglia «ha sostenuto i costi prevalenti del ricambio generazionale: occorre domandarsi fino a quando potrà continuare a farlo e agire, di conseguenza, in favore della famiglia e della crescita demografica attraverso decise e adeguate politiche specifiche».

Vi ricordo che se volete approfondire contenuti e lettura... qua trovate il sito della Diocesi

sabato 3 dicembre 2011

"Ribaltare un'immagine negativa e penalizzante della cooperazione italiana allo sviluppo"

Oggi c'è stata la cerimonia di premiazione del Volontario dell'anno, organizzata dalla FOCSIV, e nella quale è stato premiato Riccardo Giavarini per il suo tenace lavoro in Bolivia con i detenuti, specialmente minorenni, prostitue bambine e indios.

In questa importante occasione è giunto il messaggio del nuovo ministro per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione, professor Andrea Riccardi, vorrei citare solo alcuni passi importanti che denotano un notevole cambio di interesse e di importanza per il settore della cooperazione.


Innanzitutto sul desolante quadro attuale che "dalla metà degli anni Novanta in poi, l'aiuto allo sviluppo dell'Italia è stagnante. Siamo ben lontani dall'obiettivo europeo del 0,5 per cento o di quello dell'ONU dello 0,7 per cento. L'anno scorso abbiamo raggiunto un minimo storico (0,15 per cento del PIL) finendo al penultimo posto nella classifica dei donatori, davanti solo alla Corea. Per il 2012, a legislazione vigente, le previsioni sono di un ulteriore ribasso: soltanto lo 0,12 per cento. Questo è il punto di partenza che ci troviamo ad affrontare sul versante delle risorse" 

Un primo forte messaggio di impegno è che "In questo quadro di crisi, attingere alle radici profonde dell'impegno volontario e della libertà dell'azione cristiana e umana può liberare nuove energie. Se infatti i tagli al bilancio hanno penalizzato l'azione pubblica, non possiamo permetterci, come italiani a vocazione universale, di "tagliare" alcunché del nostro impegno e del nostro legame con il mondo in via di sviluppo, che va ben oltre la valorizzazione di quelle scarse risorse pubbliche che il sistema delle ONG è chiamato è gestire."

Andrea Riccardi
Il Ministro continua poi dicendo che "occorre riflettere seriamente su come rimodulare l'aiuto pubblico allo sviluppo del nostro Paese. Solo in questo modo parole che si sono svuotate di significato (sussidiarietà, complementarietà, sistema-paese), ritroveranno la loro forza. A questo proposito, ritengo che l'istituzione di un Ministero "dedicato" per la cooperazione internazionale e l'integrazione sia un'occasione di maggior impegno anche per tutta la società civile, chiamata a fare un salto di qualità nel senso dell'efficacia, dell'impatto, della trasparenza e della capacità propositiva.


La conclusione deve stimolare tutti coloro che lavorano nel campo del volontariato e della cooperazione internazionale. "Vorrei sottolineare in particolare il capitale di legame con il Sud del mondo, e in particolare con l'Africa, che voi rappresentate, e che valorizzato in ogni modo. C'è bisogno anche di ritrovare, con i partner del Sud, le ragioni della fiducia che alle volte si sono perse per stanchezza, sospetto reciproco, presenza di partner alternativi (i paesi emergenti), nuove ideologie come l'ownership a tutti i costi. C'è bisogno di ritrovare l'alfabeto di un partenariato genuino, nel rispetto reciproco, dove il dialogo costruttivo non deve farci paura. Conto sul vostro contributo attivo di idee e di proposte, anche a livello tecnico per ribaltare un'immagine negativa e penalizzante della cooperazione italiana allo sviluppo, restituendole credibilità, coerenza e soprattutto una missione."

lunedì 28 novembre 2011

Il Clima del nostro pianeta: deve interessare tutti! Io vi suggerisco un libro

Si apre oggi in Sud Africa a Durban, la conferenza Onu sul clima, viene presentata come "l'ultima occasione per salvare il clima". Dopo i sostanziali fallimenti delle conferenze di Copenaghen (2009) e Cancun (2010), da oggi e fino al 9 dicembre si cercherà di trovare una soluzione per evitare che il pianeta vada verso la catastrofiche.
Anche in questa occasione molti dei protagonisti della battaglia climatica non hanno gettato la spugna.


In occasione di questo evento faccio pubblicità ad un libro che ho appena finito di leggere "Prepariamoci" di Luca Mercalli*

Mai tante crisi tutte insieme: clima, ambiente, energia, risorse naturali, cibo, rifiuti, economia. Eppure la minaccia della catastrofe non fa paura a nessuno. Come fare? Ci vuole una nuova intelligenza collettiva. Stop a dibattiti tra politici disinformati o in conflitto d’interessi. Se aspettiamo loro sarà troppo tardi, se ci arrangiamo da soli sarà troppo poco, ma se lavoriamo insieme possiamo davvero cambiare.L’autore racconta il suo percorso verso la resilienza, ovvero la capacità di affrontare serenamente un futuro più incerto, e indica il PROGRAMMA POLITICO che voterebbe. Il cambiamento deve partire dalle nostre case (più coibentate), dalle nostre abitudini, più sane ed economiche (dal consumo d’acqua, ai trasporti, dai rifiuti alle energie rinnovabili, dall’orto all’impegno civile). Oggi non possiamo più aspettarci soluzioni miracolistiche: meglio dunque tenere il cervello sempre acceso, le luci solo quando servono.

*Luca Mercalli, torinese, presiede la Società meteorologica italiana e dirige la rivista “Nimbus”. Ospite fisso della trasmissione Rai3 “Che tempo che fa”, cura per “La Stampa” la rubrica di meteorologia e clima. Vive e lavora in Val di Susa, in una piccola casa con orto, alimentata da energia solare. 
Ci racconta il suo libro e le sue idee, in questo video

venerdì 25 novembre 2011

Il racconto del giorno del Ringraziamento da parte di un italo-americano

Nicola, un amico medico che sta lavorando come ricercatore alla Duke University in North Carolina, mi ha scritto per raccontarmi brevemente il Thanksgiving Day (giorno del ringraziamento) che viene celebrato in USA ogni quarto giovedì di Novembre.

Il primo Thanksgiving Day in un quadro del '800
Anche questa'anno si è celebrata la festa del ringraziamento in America .
La giornata del rigraziamento è un momento molto sentito dagli statunitensi.
Viene festeggiata in famiglia e non di rado vengono invitati a partecipare al banchetto anche i non parenti.
Al pranzo non manca mai nel menu il tacchino pietanza simbolo della celebrazione.
La festa, segno di gratitudine religiosa per la prosperità della stagione del raccolto risale al 1623 quando i coloni inglesi condivisero il banchetto con i nativi di america.
Al di là della valenza storico-religiosa che segnalava un forte ottimismo per un avvenire ricco nel nuovo continente rimane la partecipazione tutta emotiva del popolo statunitense che si stringe intorno al povero tacchino per trovare un po' di caldo tepore familiare ed un po' di buonismo all'occidentale.
In un paese il cui cuore batte all'insegna dell pluralità politica religiosa ideologica e nel quale convivono laceranti contraddizioni la festa del ringraziamento mette tutti d'accordo... per un solo giorno.
Io sono stato invitato a casa di mia amica.
A fine banchetto in preda a quella sgradevole sensazione di pienezza di stomaco mi ha confessato: era pollo.

NDS

lunedì 21 novembre 2011

Emergenze nel mondo: Corno d'Africa e Haiti. Per non dimenticare


Come capita quasi ogni volta, o per distrazione dei media o perché accade altro di grave nel mondo, l'opinione pubblica sembra disinteressarsi di come procedano le cose in seguito a eventi drammatici, calamità naturali, tragedie lontane, che quando accadono sono spesso l'unico tema che riempie media e talk show. Poi come sempre restano le macerie e le vittime. Oggi parlo di due esempi: Haiti e il Corno d'Africa.



Sono passati quasi 2 anni da quando un terremoto ha distrutto l'isola caraibica di Haiti. Quasi 300 mila persone sono morte per effetto diretto della catastrofe o a seguito delle epidemie di colera e di altre cause indirette. La Croce Rossa valuta che vivano ancora nei campi profughi circa 700.000 persone del milione e mezzo che furono costrette a lasciare le proprie abitazioni. Una esistenza, quella nelle tendopoli, caratterizzata da condizioni igieniche e sanitari assolutamente precarie e fatiscenti e che, tra l’altro, favorisce la diffusione di malattie e di vere e proprie epidemie. Un circolo vizioso, quindi, che sono un vera ricostruzione potrebbe rompere una volta e per tutte. Oggi vorrei aggiornare la situazione attraverso un articolo (della fine di settembre) da parte di Caritas Italiana e del network di organizzazioni AGIRE


Africa Orientale. L’Etiopia, la Somalia e il Kenya sono oggi colpiti dalla peggiore siccità registrata negli ultimi 60 anni: una crisi che riguarda 12.4 milioni di persone. Anche su questa tragedia AGIRE ci racconta cosa le varie organizzazioni stiano portando avanti e come si possa contribuire. 
Come ci segnala la Caritas, la guerra in Libia, le rivolte a Damasco, la crisi economia e finanziaria in Europa e negli Stati Uniti hanno distratto l’attenzione della comunità internazionale e del nostro paese

La situazione in queste due parti del mondo (purtroppo due fra le tante) è drammatica, facciamo in modo che l'opinione pubblica, noi per primi, pur al centro di una situazione sociale ed economica difficile, non si dimentichi di milioni di persone che vivono nell'inferno.


giovedì 17 novembre 2011

Debito, responsabilità e Governo dei tecnici

Il nuovo Governo di Mario Monti nasce per l'emergenza sui mercati finanziari, che hanno velocizzato la crisi strisciante che da mesi viveva il Governo Berlusconi. Proprio la paralisi decisionale del governo precedente avrebbe reso inevitabile il default del nostro Paese. l'Italia sarà più credibile anche nel richiedere aiuti e collaborazioni esterne (BCE, FMI, UE) se darà l'impressione di voler mettere a posto i conti, senza scaricare sulla Banca centrale o su altri paesi i costi della crisi.
IL DEBITO DEL NOSTRO PAESE
L’aumento dello spread, cioè la differenza tra i rendimenti dei titoli di stato italiani a dieci anni e quelli tedeschi ha raggiunto la scorsa settimana i 575 punti base, vale a dire il 5,75%. Il problema è che l’Italia ha un debito molto elevato, intorno ai 1.900 miliardi di euro, pari a circa il 120 per cento del Pil. E un aumento dello spread, ossia dei tassi interesse non è una buona cosa. A volte sembra che il debito ci sia piovuto addosso, come il carbone il giorno della Befana. Questo debito è stato invece contratto dai Governi che si sono susseguiti negli anni per finanziare gli investimenti, ma anche spese risultate improduttive. Nessuno ha obbligato i governi precedenti a mandare in pensione gli statali dopo sedici anni di lavoro oppure a pagare i vitalizi ai parlamentari dopo una legislatura o a spendere decine di miliardi di lire per autostrade mai finite come la Salerno–Reggio Calabria. Quel debito ora deve essere rifinanziato. Quindi i primi responsabili di tale situazione siamo NOI ITALIANI. Nel 2012, l’Italia avrà bisogno di prendere a prestito più di 400 miliardi di euro. Ma non si fa credito a un soggetto già molto indebitato senza porgli delle condizioni. Una famiglia indebitata deve o aumentare le entrate o ridurre le spese oppure vendere una parte del suo patrimonio. Prima di prendercela con la speculazione, il sistema finanziario, gli altri Governi... forse è meglio fare un po' di autocritica.
LE DECISIONI NON PRESE e il GOVERNO DEI TECNICI
La crisi esplosa lo scorso agosto richiedeva che il governo Berlusconi facesse qualcosa: aumentare le entrate (ad esempio reintroducendo l’Ici) oppure ridurre la spesa pubblica (toccando la spesa previdenziale) e anche vendere pezzi del patrimonio (privatizzare Eni, Enel, Finmeccanica, Rai). Ma il governo non voleva o non poteva fare niente per veti interni o per non rimangiarsi promesse fatte solo per prendere voti.
Con questa mancanza di capacità di valutare (il Governo ha negato la crisi per un sacco di tempo) e prendere decisioni, il default, con tutte le conseguenze disastrose per le famiglie e le imprese italiane, sarebbe stato inevitabile. È da questo stallo che nasce il governo dei tecnici, cioè un esecutivo che non ha il problema di prendere decisioni impopolari per paura di perdere le elezioni. Il presidente Monti aveva chiesto esplicitamente ai partiti di entrare nel governo, ma un accordo non è stato trovato. In altre parole, il governo Monti riempie un vuoto lasciato colpevolmente dalla politica. E il successo del nuovo governo dipenderà, non dimentichiamolo, dalla volontà dei partiti di votare in Parlamento i provvedimenti che il governo varerà.
Sono indispensabili scelte forti e strutturali, sulla crescita, il lavoro, le pensioni, il fisco, l'evasione fiscale, l'efficienza della macchina pubblica e della giustizia. Il tutto tenendo in considerazione che è indispensabile che la politica ritrovi autorevolezza, attraverso la riduzione degli sprechi e del numero dei parlamentari e la cancellazione di molti dei privilegi a volte incredibili. Il governo Monti, legittimato democraticamente dal voto del parlamento, dovrà dimostrare la sua credibilità nel portare avanti le riforme economiche, fiscali e strutturali e ha il potenziale per rimanere in carica fino alle elezioni del 2013. 

venerdì 11 novembre 2011

Economia italiana, troppe parole in libertà su spread, interessi e debito

Un bel post su NoiseFromAmerika ci fa ragionare sui termini finanziari/economici in voga in questi giorni. Come ci spiega l'autore Aldo Lanfranconi, da quando la parola spread è divenuta di uso corrente su radio e televisione, girano su giornali e tv almeno tre bufale che oltre a disinformarci alla fine possono anche farci del male. Soprattutto quando uno sente in pericolo i propri risparmi e la propria sicurezza.

Spesso numeri dati in libertà possono anche contribuire ad influenzare i mercati e alla fine rendere un cattivo servizio a tutti gli italiani svalutandone subito i risparmi e nel futuro aumentando la probabilità di default del paese. 

Sono d'accordo con l'autore: "Mandare a casa il pessimo governo attuale è cosa buona, giusta e doverosa. Molti dei nostri problemi sono addebitabili alla sua incapacità e inerzia del passato e, se possibile, sono amplificati dalla sua non credibilità e dall'incapacità di difendere il poco di buono che possiamo vantare." E' però indispensabile evitare la diffusione di dati e parametri economici errati e fuorvianti e soprattutto ancora peggiori dei reali: l'opposizione politica e sociale al Governo Berlusconi e soprattutto i mezzi di comunicazione non devono assolutamente cavalcare dati solo per un mero calcolo elettorale o di parte.

I numeri e le informazioni devono essere trasparenti soprattutto in questa fase tempestosa della finanza e della politica italiana, occorre saper informare bene gli italiani, non creare ancora maggiore tensione (di quanta già non ce ne sia). Tutto il nostro sistema economico e finanziario si basa sulla fiducia, è dovere di tutti fare il possibile per uscire assieme da questa fase delicata. Non c'è da scherzare.

domenica 6 novembre 2011

Clima, territorio, speculazione e incuria: l'uomo ha le colpe principali di quanto accade in questi giorni

Ad un anno dall'alluvione nel ponente ligure ed a pochi giorni dalla tragedia delle cinque terre, ancora una volta a Genova, un altro pezzo di questa splendida regione stretta tra monti e mare, con le strette valli occupate spesso da seconde case, piena di porti e con i corsi d'acqua spesso sotterrati, conta nuovi morti e deve spalare nuovo fango per l'ennesimo evento "straodinario" che sta diventando sempre più "ordinario" all'epoca dei cambiamenti climatici, che sembrano accanirsi contro questo arco sul mare e sulla sua contigua appendice Toscana e che interessano oggi e nei prossimi giorni tante altre zone del nostro Paese.

Di alluvioni purtroppo il nostro Paese ne è stato vittima spesso nella sua storia. L'aumento della quantità di acqua caduta in questi giorni dipende dal cambiamento climatico (dove già l'uomo mette il suo zampino) e però ha degli effetti soprattutto in zone che hanno conformazioni orografiche come quelle ligure, con le zone montuose che rendono le piogge ancora più intense. La storia di Genova e della Liguria è stata però tra gli anni Cinquanta e Sessanta una storia di forte cementificazione e oggi si subisce un'eredità di corsi d'acqua edificati, appesantimento del territorio, spesso i torrenti sono costretti a scorrere sotto gli edifici oppure in corsi artificializzati, è questo il motivo per cui quando esondano lo fanno con più impeto e velocità. 

La rendita edilizia, non sempre e non necessariamente illegale, ha trasformato il territorio italiano con nuovo cemento ed infrastrutture che cambiano la situazione e generano nuovi rischi. L'edilizia delle "varianti", delle deroghe, che non tengono conto né delle mutate condizioni ambientali all'era del Global warming né delle mutazioni subite da un territorio privo di vera e sistematica manutenzione, è una delle cause principali dell'angoscioso spettacolo che vediamo in questi giorni. Se si vuole dare fiato all'edilizia lo si può fare riconvertendo ciò che esiste in edifici sostenibili dal punto di vista ambientale.

Non voglio dare colpe a nessuno, soprattutto in giorni in cui serve la concordia e la determinazione a sostenere e aiutare le popolazioni colpite da tali eventi. E dove le parole dettate dall'angoscia e dal dolore possono creare più danni che soluzioni. Ma la sottovalutazione di tutto questo, l'incapacità di un intero Paese di mettere in sicurezza il proprio presente per guardare al futuro è emersa anche dalla parole nel corso dell'audizione in Commissione ambiente del Senato del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Il Governo di cui fa parte ha praticamente azzerato i fondi per la prevenzione dal dissesto idrogeologico, taglio metodico e continuativo delle risorse destinate alla manutenzione del territorio, che dai già insufficienti 500 milioni stanziati dal Governo Prodi, sono state in sostanza annullate. 
Ad esempio il miliardo stanziato con la Finanziaria 2010 per la messa in sicurezza del territorio non è stato mai reso disponibile per il ministero e per le Regioni. E' rimasta una somma virtuale che con la legge di stabilità è stata anche ufficialmente cancellata e sostituita con un impegno del tutto generico, e non vincolante, a destinare alla difesa del suolo una quota dei fondi Fas. In questo modo, nei giorni in cui ancora si piangono le vittime dell'alluvione che ha colpito Liguria e Toscana viene così messa in evidenza l'inadeguatezza dell'esecutivo.

Ripeto che non possiamo dare colpe a nessuno, ma solo ragionare su qualche scelta molto discutibile. Comprese quelle di chi governa o ha governato la Liguria e gli altri territori che ogni anno sono vittime di queste NON emergenza. Italia Nostra ricordava che «È gravissimo l'attacco a un territorio fragile come quello della Liguria portato avanti con una legge folle approvata durante l'estate, nel silenzio assordante dei media: il regolamento regionale numero 3 del 2011 della Regione "che ha ridotto da 10 a 3 metri le distanze minime di edificazione lungo i corsi d'acqua". Come al solito ogni anno alla prima pioggia ci ritroviamo a contare i morti». 

Speriamo almeno che questo disastro, che questi poveri morti, portino la politica, centro-destra e centro-sinistra a rivedere un modello di sviluppo che si sostiene con una cura di cemento che non è sostenibile per l'Italia malata.

lunedì 31 ottobre 2011

Eurocities 2011: uno dei più importanti convegni urbanistici europei

Dal 2 al 5 novembre Genova ospiterà le autorità locali di 140 città oltre a 400 delegati provenienti da tutto il continente. Un progetto di approfondimento tra i più importanti d’Italia che si propone di affrontare problematiche e necessità delle città europee medio-grandi.


L'evento principale sara' la conferenza “Plannig for people” dove i delegati si confronteranno sulle realtà dei centri urbani dai quali provengono, per costruire dei progetti di pianificazione e rigenerazione e garantire così coesione sociale e sostenibilità. L’apertura dei lavori (alle 19 del 2 novembre, all’Acquario) sarà affidata alla sindaco Marta Vincenzi, a Frank Jensen, sindaco di Copenhagen (e presidente di Eurocities), e a Paul Bevan, segretario generale del network delle città europee A tracciare le linee di indirizzo della conferenza sarà l’architetto e urbanista genovese Renzo Piano. Lo standard a cui si tende è quello mostrato dal nord Europa, esempio per tutti i Paesi che stanno cambiando strategia urbana in un’ottica sostenibile e “smart”.

Personaggi importanti di ogni nazionalità. Oltre a Piano e Jensen, numerosi sindaci delle città più importanti: Xavier Trias i Vidal de Llobatera, sindaco di Barcellona, Patrick Janssens, sindaco di Anversa, Hanna Gronkiewicz-Waltz, sindaco di Varsavia, Sten Nordin, primo cittadino di Stoccolma e Ahmed Aboutaleb, sindaco di Rotterdam. Presente anche l’architetto Richard Burdett, docente di Studi Urbani della London School of Economics.

Facebook, Twitter, YouTube e Flickr. La tecnologia social passa al servizio dei cittadini urbani ed europei per creare rete, diffondere notizie, video, informazioni e molto altro. Ma non solo, Eurocities sarà visibile in streaming sul sito http://www.liveeurocities2011.it/.

La gestione del territorio, la qualita' di vita, la progettazione degli spazi e del futuro sono temi che dovranno sempre essere presenti nelle agende di chi governa.

giovedì 27 ottobre 2011

Migranti in Italia: una presenza sempre più importante

E' stato presentato oggi il dossier Caritas/Migrantes, che analizza e affronta il fenomeno migratorio dal punto di vista internazionale, nazionale e dei contesti regionali, fornendo informazioni sulle presenze e sulle caratteristiche del soggiorno degli immigrati.
Sono 4.570.317 i cittadini stranieri residenti in Italia, pari al 7,5% della popolazione, nell'ultimo anno la presenza di cittadini stranieri in Italia è aumentata di 335.258 unità. Le principali popolazioni sono i romeni (968.576), gli albanesi (482.627), i marocchini (452.424) e i cinesi (209.934).
Tra le tantissime informazioni e approfondimenti è interessante sapere ad esempio che in tema di pensioni, molto di moda in questi giorni, i migranti contribuiscono con 7,5 miliardi di euro, in quanto essendo mediamente più giovani degli italiani, e quindi in proporzione tra gli stranieri ci sono più persone in età lavorativa che tra la popolazione italiana, secondo le stime del Dossier sull'immigrazione Caritas/Migrantes, se il nostro sistema pensionistico regge è anche grazie anche ai contributi pagati dagli immigrati.

mercoledì 26 ottobre 2011

Il risparmio e la finanza etica

In occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, che si celebra ogni 26 Ottobre, ospito nel mio blog un commento di Ugo Biggeri Presidente della Banca Popolare Etica, della quale sono socio. 

"Oggi si celebra l'87a giornata mondiale del risparmio, una giornata pensata e voluta nel 1924. Da allora si è progressivamente confuso il risparmio con l'investimento, sottovalutandone differenze e soprattutto rischi, confondendo la necessità di conservare la ricchezza per costruire futuro con la produzione di denaro attraverso il denaro senza correre rischi. A partire da questo assunto quest'anno, nel pieno di una rinvigorita crisi finanziaria planetaria, ci troviamo a riflettere sul senso di una giornata di questo tipo e sul significato stesso della parola risparmio.

E' difficile promuovere il risparmio in un momento in cui i redditi delle famiglie sono erosi dalla crisi dell'economia reale, ancora più difficile è pensare di diffondere tra i giovani una cultura del risparmio con la disoccupazione giovanile ai massimi storici.

La finanza etica in questi anni si è trovata a dover riflettere su uno scenario locale e globale in continua evoluzione, di fronte a una finanza speculativa sempre più aggressiva, capace di sbaragliare le vecchie istituzioni di controllo e di creare mercati paralleli che a conti fatti sono così influenti da poter modificare le politiche pubbliche di stati che siedono ai tavoli del G8 o del G20.

Finanza etica significa uso responsabile del denaro, ed è per questo che riteniamo cruciale, nell'ambito della Giornata Mondiale del Risparmio richiamare l'attenzione sulla responsabilità di ognuno di noi nelle scelte finanziarie grandi o piccole che quotidianamente facciamo.
Abbiamo da poco messo a punto un posizionamento articolato sui temi della crisi finanziaria: "Non con i miei soldi!". Questo slogan è il risultato della nostra riflessione, della riflessione dei risparmiatori consapevoli che vogliono, a partire da un nuovo protagonismo in ambito finanziario, ritornare a governare il proprio futuro, annullando una delega mai formalizzata, ma purtroppo reale, alla finanza speculativa. Non solo, siamo al fianco di centinaia di organizzazioni non governative che oggi, come in questi mesi, stanno facendo pressione sui governi per l'istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. In Italia la Campagna 005 va seguita e sostenuta www.zerozerocinque.it

Il nuovo protagonismo della società civile, dagli indignati spagnoli, agli attivisti americani, testimonia che forse la fiducia nei governi e nelle istituzioni di controllo dell'economia è venuta meno, ma testimonia anche che è nata una nuova fiducia che lega i cittadini alle iniziative economiche civili e solidali: dai gruppi di acquisto solidali alle famiglie che difendono l'istruzione dei propri figli, dalle campagne in difesa dei beni comuni, alle iniziative di produzione di energia rinnovabile in ambito locale.

E' da qui che vorremmo ripartire, da questa nuova fiducia che ci rende consapevoli che per noi questa è la giornata mondiale del risparmio "responsabile" dedicata a chi è in movimento per chiedere alla finanza di tornare a servire l'interesse più alto. Quello di tutti."

lunedì 24 ottobre 2011

Le 5 leggi della stupidità umana.

Stimolato da un bell'articolo dell'inserto Domenica del Sole24Ore, oggi dedico un post a Carlo M. Cipolla, uno storico dell'Economia che ha insegnato in Italia e negli USA

Wikipedia ci ricorda che nel 1995 ha ricevuto il Premio Balzan per la storia economica con questa motivazione: "Carlo Maria Cipolla è considerato dai suoi contemporanei come il caposcuola di storia economica che più ha saputo infondere in tale disciplina uno spirito innovatore. Grazie alla sua curiosità intellettuale, dominata da rigore di pensiero e di metodo, e in virtù di una ricerca meticolosa delle fonti, ha combinato l’approccio macro-storico con studi di micro-storia in opere di grande originalità e solidità, che spaziano in campi economico-culturali molto estesi."

Non voglio parlare dei tanti studi, ricerche, scritti dei quali e' stato autore, ma del fatto che Cipolla approfondì il controverso tema della stupidità umana formulando la famosa teoria della stupidità, enunciata nel suo arguto libello stampato dal titolo The Basic Laws of Human Stupidity

1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.
3. Una persona è stupida se causa un danno a un'altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide; dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, e in qualunque circostanza, trattare o associarsi con individui stupidi costituisce infallibilmente un costoso errore.
5. La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.
 
Di fatto la teoria di Cipolla identifica gli stupidi come un gruppo forse più potente di mafie, lobby o gruppi di interesse, ha la caratteristica di non essere organizzato e ordinato, ma tuttavia riesce ad operare con incredibile efficacia.
 
Nella sua teroria ha anche elaborato un grafico cartesiano, mettendo sulle ascisse e sulle ordinate rispettivamente la capacita' di produrre vantaggi o svantaggi per se' e per gli altri.
Abbiamo cosi':
- Intelligenti (in alto a destra): fanno il proprio vantaggio e quello degli altri
- Sprovveduti (in alto a sinistra): danneggiano sé stessi e avvantaggiano gli altri
- Banditi (in basso a destra): danneggiano gli altri per trarne vantaggio
- Stupidi (in basso a sinistra): danneggiano gli altri e sé stessi

Sarà vero?

venerdì 21 ottobre 2011

"La speculazione affama i poveri"

«Non si era mai verificato nella storia che le società permettessero ad un manipolo di investitori di farla franca rubando il pane alla povera gente. Per l’investitore prezzi crescenti degli alimenti significano denaro, per il povero prezzi crescenti degli alimenti significano fame». Queste sono le parole con le quali Vandana Shiva, fisica indiana e attivista per i diritti dei coltivatori di tutto il mondo, introduce il tema principale della Giornata mondiale dell’alimentazione 2011: la fluttuazione dei prezzi degli alimenti – dalla crisi alla stabilità.

La crisi finanziaria internazionale sembra essersi stretta attorno al mercato delle materie prime in seguito alla crisi della finanza mondiale a partire dal 2007. Continua la Shiva «grandi investitori hanno abbandonato il mercato immobiliare per tuffarsi in quello degli alimenti e della terra, conseguendo così super profitti».

Prorio in questi giorni è partita da Roma la campagna mondiale di sensibilizzazione sugli OGM che prende spunto da un dossier curato da Vandana Shiva, The Gmo Emperor has no clothes. Il rapporto raccoglie centinaia di ricerche, studi ed esperienze sul campo condotte in tutto il mondo da ricercatori e scienziati. Il lavoro è coordinato da Navdanya International, l’associazione fondata dalla stessa Vandana Shiva nel 1991.

Spesso si motiva l'aumento dei prezzi degli alimenti e delle materie prime in generale con la crescita della domanda proveniente dalle economie dei paesi emergenti. Vandana Shiva, non ritiene assolutamente, indiani e cinesi causa di tutti i mali del mondo e sostiene che «Nel 2008, anno in cui i prezzi degli alimenti sono saliti, il consumo di cereali negli USA è aumentato del 12%, a fronte del 2% in India, un aumento pari della produzione. Gran parte dei cereali prodotti non è andata alla gente, ma ad alimentare automobili e sfamare animali. Infatti, in India, durante tutto questo periodo, il consumo pro capite annuo è sceso da 170 a 150 kg, non perché non si coltivava più, ma a causa della volatilità dei prezzi».


“Negli ultimi anni – ha spiegato Vandana Shiva - abbiamo ascoltato sempre più spesso esperienze fallimentari delle colture OGM, mentre dall’altra parte è emersa con sempre più evidenza la capacità dell’agricoltura ecologica di aumentare le produzioni di cibo. Abbiamo perciò deciso di mettere insieme tutto il lavoro prodotto dalla rete mondiale di scienziati, attivisti e comunità locali. Il risultato è chiaro: l’imperatore Ogm non ha vestiti. Le sue promesse sono illusioni”.

Andando sul sito di Navdanya International chi vorrà potrà aderire alla campagna L’imperatore degli Ogm è senza vestiti per pretendere l’etichettatura degli OGM, aiutare a salvare i semi, investire nel futuro sostenendo progetti locali legati al cibo OGM-free e prodotto in maniera sostenibile.
Frenare la speculazione su tali merci e coltivare la terra secondo i principi ecologisti consentirebbe, secondo , di duplicare la produzione alimentare mondiale a cui i piccoli coltivatori contribuiscono per l’80%. Che sia finalmente giunto il momento di invertire la rotta?